Bravo, Matteo: basta con i gufi. Ma sul serio

Nell’intervista rilasciata a Claudio Tito, e pubblicata ieri da la Repubblica, il presidente del Consiglio dei Ministri è tornato su un refrain orami noto: “basta con i gufi”. Basta con “i gufi professori, i gufi brontoloni, i gufi indovini (…) io non mollo di un millimetro”.

E infatti, Matteo: basta con i gufi. Ma sul serio. Se hai qualcosa da fare, falla. Senza mollare di un millimetro, se vuoi e se è questo l’usato passo che hai e la natura del tuo incedere vittorioso; però senza pretendere che piaccia a tutti. Come sempre tu hai detto, avrai qualcuno contro: fattene una ragione. Anche dei gufi. Altrimenti, a furia di evocarli, farai seriamente, del 2014, “l’anno del gufo”, come ha scritto Civati: non vorrai mica dargli ragione?

Soprattutto, non vorrai dar ragione a quelli che dicono che sei insofferente alla diversità delle opinioni e alla libertà di esprimerle? Per esempio, la libertà, che è anche un dovere, di dire, come ha fatto il commissario alla spending review Cottarelli, che forse alcuni provvedimenti non si tenevano in piedi. Non gufava; faceva di conto. Come di conto ha fatto pure la Ragioneria dello Stato, muovendo i rilievi che ha mosso.

Non gufavano, anche perché pure tu e il tuo Governo avete dovuto riconoscere la bontà di quelle osservazioni, tanto da recepirle in emendamenti ad hoc al “decreto Madia” sulla pubblica amministrazione.

Non gufavano quelli che, come Fassina, dicevano che forse le tue previsioni economiche erano un po’ troppo ottimistiche, e che bisognava prestare attenzione nel dar corso a determinati provvedimenti di spesa, pur se giusti e giustificabili. E non gufavano perché oggi, che quelle previsioni siano state ridimensionate dai fatti, lo dite anche tu e Padoan, il tuo ministro dell’Economia.

E forse non gufa nemmeno chi dice che le riforme che vuoi fare, tutte insieme e così come le hai pensate con Berlusconi e Verdini, sono, come dire, un po’ rischiose: pensa se a vincere fossero proprio loro, o Grillo. I dissidenti su tali riforme non gufavano prima e non lo fanno ora, anche perché adesso sei tu stesso a dire che l’Italicum sarebbe meglio cambiarlo.

gufi, come li chiami, non portano male; ma può farlo prendersela con loro. Non perché siano vendicativi, ma perché il tuo consenso non ha bisogno di nemici; se s’affidasse a quelli, allora sì che sarebbe preoccupante, come quello dei leader deboli che hanno sempre bisogno di nemici terribili e terrificanti, e di evocare scenari da catastrofe, dall’invasione degli ufo alla presa del potere da parte dei comunisti (a proposito dei pattuendi nazarenici).

Perché è vero, come scrive Hegel nei Lineamenti di filosofia del diritto, che “la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo”, ma quello non è solo la fine del giorno fatto, è pure il tempo che precede l’aurora e il dì da farsi, e gufi e civette ci vedono bene quando la luce s’abbassa come quando non è ancora abbastanza alta. E magari può tornare utile, anche se il loro canto a volte appare cupo, aver qualcuno con gli occhi buoni e usi a scrutare il buio, e a cui chiedere: “Shomèr, ma mi-llailah?”.

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