Tu chiamale, se vuoi, “eccezioni”

Uno lo legge scritto da Popolino e dice: “eccolo, ne ha detta un’altra”. Dopo, magari, gli capita di pensarlo da solo, guardando alle alleanze che si profilano in diverse realtà locali, specialmente per le elezioni di secondo livello, e pensa: “ma no, è suggestione”. Poi lo trova fra le parole di Scalfari nel suo domenicale, e gli viene il dubbio: “vuoi vedere che…”.

Scrive, infatti, il fondatore de la Repubblica: “stiamo marciando verso un’alleanza stabile e non più limitata alle sole riforme costituzionali, con Berlusconi”. Che pure se si fermasse qui, la cosa non sarebbe per nulla tranquillizzante. Ma lui prosegue, e addirittura dice che: “Renzi è convinto di questa necessità, Berlusconi è ancora incerto e potrebbe anche romper gli indugi e puntare sul voto anticipato”.

Ecco, quindi, per non dover assistere al concretizzarsi di una simile prospettiva, dovremmo sperare che Berlusconi tenga il punto? Non proprio, almeno secondo Scalfari, che lascia intendere come il leader di Forza Italia possa essere spinto a cercare le urne ancor più con l’attuale legge proporzionale derivata dagli effetti della sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum, e prima dell’approvazione dell’Italicum, proprio per giocare ancora un ruolo di alleato imprescindibile per il Pd renziano.

Un orizzonte complicato, che esclude lo stesso giornalista. Tracciandone però un altro, se possibile, ancora più fosco: “Alla fine l’ex Cavaliere preferirà fare il padre della patria fino al 2018, stipulando un’alleanza solida e piena e negoziando la sua agibilità politica”.

Scenari impossibili? Forse. O forse no, se si pensa che ormai il sodalizio fra quelli che si dicono di sinistra e gli esponenti del centro destra, vecchio o nuovo, ha sempre meno i caratteri dell’eccezionalità. E poco conta se i profeti dell’alternativa al modello berlusconiano di ieri, siano oggi gli alleati di Berlusconi in persona o dei suoi tanti ex collaboratori o eredi; come se Alfano non fosse quello del Lodo (sempre che non bastassero le parole razziste di oggi), Lupi l’autore di quel testo a favor di speculazione fondiaria che nel 2005 fu giudicato troppo spregiudicato dalla stessa maggioranza del Berlusconi ter (a proposito, occhio al nuovo ddl sui Principi in materia di politiche territoriali e trasformazione urbana), e Giovanardi e Sacconi, Giovanardi e Sacconi, appunto.

Cioè, a considerare quanto avviene da tempo, sembra quasi che davvero l’uscita dalla seconda Repubblica comporti una svolta nella medesima direzione di quella con la quale si uscì dalla prima: a destra.

Allora, gli eredi di De Gasperi si unirono a quelli di Togliatti per timore del potere di Berlusconi; ora, i prosecutori di quell’unione si saldano con l’eredità del berlusconismo per paura di perdere il loro potere.

Ovviamente, due svolte nella stessa direzione rischiano di essere un’inversione, dando un senso davvero troppo triste al social-slogan #cambiaverso, ma tant’è. A meno che, le alleanze ripetute da anni e replicate a vari livelli, non si vogliano ancora chiamare “eccezioni”.

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