Chi li ristorerà?

«Avvierei delle rilevazioni mirate, per vedere le competenze raggiunte fino ad oggi. Spero ci sia il modo di farle». Come? «Tramite le rivelazioni Invalsi». Così Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, in un intervento di pochi giorni fa.  Ora, io non sono un particolare sostenitore di quello strumento di rilevazione, anzi. Ma chi governa e decide sulle politiche della scuola probabilmente sì, visto che l’Istituto è vivo, vegeto e lautamente finanziato da anni. Per questo, che dire: si faccia come chiede Giannelli. E si paragonino i risultati attuali con quelli degli anni scorsi. Giusto per capire come e quanto la Dad abbia influito, e dove e in che modo porre rimedio a eventuali limiti e mancanze.

Perché quella delle chiusure delle scuole sta diventando ormai una reazione degna degli studi pavloviani sui riflessi per nulla ragionati. Mentre, nel pieno di un’ondata pandemica ancora in corso, si discute giustamente di come riaprire in sicurezza questo e quello, con l’ovvio incrocio di interessi divergenti, sul cosa fare per le scuole, concordano tutti: chiuderle, mandare i ragazzi a casa, davanti a un computer, «ché tanto, se han voglia e capacità di studiare, studiano comunque». Appunto, se han voglia e, soprattutto, capacità. Dato che l’Invalsi, da tempo, ci ha mostrato che l’acqua è calda se sta al sole, probabilmente ci mostrerà cosa è successo. E magari scopriremo che un po’ han pagato tutti, per questa situazione, e, fra loro, di più i più deboli. Senza che nessuno, tra un bonus e un ristoro, abbia ancora speso una parola o un’idea per capire come consentire, a chi ha perso momenti e occasioni fondamentali per la sua crescita, di recuperare.

Forse non c’erano davvero altre strade, io questo non so dirlo. Ma non ricordo discussioni approfondite a riguardo. Chiudere, immediatamente. A un anno di distanza dalla prima ordinanza in materia, ancora lì siamo. «I ragazzi si ammassano sugli autobus», e così, invece di comprare altri autobus, chiudiamo le scuole. «I bambini si contagiano a scuola e portano a casa il virus», che probabilmente hanno portato a scuola da casa, ma è più facile tenerli lontani fra loro chiudendo le aule. Fino al paradosso di presidenti di Regione pronti a chiedere, contestualmente, l’allentamento delle misure di contenimento della pandemia e la riapertura dei ristoranti, e l’inasprimento delle stesse con la chiusura delle scuole.

E intanto, si diceva, i bambini (e i ragazzi) ci guardano.

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