Ma no, è che non ci sono alternative

L’uno: “Guarda che non è come dici, la destra e la sinistra governano insieme, certo, ma solo per ragioni contingenti. Dopotutto, non è mica colpa loro se dalle urne è emerso un risultato ingestibile”.

L’altro: “Sarà. Però, se fosse come dici, cercherebbero, entrambe, di porre fine il più presto possibile a questa strana alleanza. A me, invece, sembra che nelle larghe intese molti stiano benissimo, visto che ogni volta ne allungano la vita”.

L’uno: “Non esagerare; tutti, ma dico tutti, sostengono che questa è una situazione eccezionale. D’altronde…”.

L’altro: “A parole, sì. Ma nei fatti? Erano eccezionali con Monti e ce le siamo ritrovate con Letta. Erano eccezionali dopo il voto del febbraio 2013 e dovevano durare fino alla primavera del 2015, e poi il tagliando, e poi il ‘mai più larghe intese’ di Renzi, che invece le allunga fino al 2018. Non so, ho come l’impressione che la situazione congiunturale sia solo un pretesto per fare quello che da tempo il ceto politico, o almeno una buona parte di esso, voleva fare”.

L’uno: “No, non fare pure tu dell’antipolitica la cifra interpretativa della realtà. Dinnanzi a situazioni difficili, spesso ci voglio soluzioni altrettanto difficili, anche da comprendere. Non è un problema di classe politica nostrana, guarda cosa succede in Germania o al Parlamento europeo”.

L’altro: “Se guardo a quello che succede a Berlino o a Bruxelles, mi convinco ancora di più di quello che dico, e che cioè la questione non è affatto legata al momento particolare, ma il segno di una strategia di lungo respiro e di ampio raggio”.

L’uno: “Secondo me sei troppo pessimista, a prescindere e ingiustamente, aggiungo. Quello, in tutti quei contesti, è l’esito del risultato elettorale, che non ha attribuito maggioranze chiare”.

L’altro: “Se fosse come dici, avremmo lo schema che vede destra e sinistra insieme solo, e al massimo, in seguito al voto. E allora come la mettiamo con quanto sta accadendo per Città metropolitane e Province. Un po’ ovunque vengono presentate liste cosiddette unitarie, in cui la sinistra e la destra stanno insieme. Inoltre, il sistema elettorale di secondo livello toglie anche il potenziale alibi dell’esito elettorale beffardo. Cosa dovremmo aspettarci, a questo punto, per il prossimo Senato non elettivo?”.

L’uno: “Capisci, però, che quel caso è diverso. Quelli sono organi puramente amministrativi, e poi siamo in una fase, per essi, che potremmo definire costituente, visto che andranno scritti gli statuti, definiti i regolamenti, attribuire le competenze e altro; è ovvio che le regole si scrivano insieme, e che quindi, in quello, le diverse forze politiche collaborino”.

L’altro: “E che c’entra? Certamente ‘le regole si scrivono insieme’, dai rappresentanti eletti nella stessa istituzione, non per forza candidati nella medesima lista. E poi, insieme con tutti, ma quelle ‘liste unitarie’, molto spesso, escludono qualcuno; anche con quelli andranno scritte le regole, giusto?”.

L’uno: “Ma no…”

L’altro: “Sì, sì, lo so, ‘è che non ci sono alternative’. Già. Mi chiedo solo, visto che da alcuni anni stiamo spiegando che queste non ci sono, e che il voto e la politica, in fin dei conti, non sono altro che la scelta fra un’alternativa e l’altra, perché poi ci stupiamo che cali la partecipazione dei cittadini, alle elezioni e alla vita e all’organizzazione delle istituzioni e delle forze politiche. A meno che, pure questo non sia un esito calcolato o, peggio, un risultato perseguito”.

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