Il déjà vu

“I mille giorni sono l’ultima chance che ha la politica per provare a risollevare il Paese”. Lo ha detto Renzi ieri, presentando alle Camere il suo programma di legislatura. Che dovrebbe esser il programma versione 2.0, dato che, immagino, sempre con un programma di legislatura si fosse presentato al Parlamento per la fiducia la prima volta.

Ma per rimanere al punto politico, gli obiettivi dei “#millegiorni passodopopasso.it” vengono presentati come l’ultima occasione. Va da sé, che il leader che li incarna diventa l’ultimo uomo per realizzarli.

Ora, io rifuggo sempre dalle visioni millenariste in politica, semplicemente perché queste attengono, al massimo, al terreno della fede, mentre su quello politico dovrebbe, almeno un po’, regnare la ragione.

Inoltre, di ultimi uomini e ultimi appelli, ne abbiamo visti già troppi per poter credere ancora alla narrazione della fine dei tempi. Di queste profezie e di tali profeti delle possibilità finite, ben tre se ne sono avuti solamente negli ultimi tre anni: Monti, Letta e ora il giovane presidente del Consiglio. Salvo poi scoprire, ovviamente, che ultimi non lo erano affatto, e nemmeno penultimi.

E poi, è pure un ingiusto carico quello che si pone sulle spalle di questi Atlanti dei giorni finali. Il mondo, in un domani lontano o vicino, farà a meno di loro, e andrà male o bene comunque: perché responsabilizzarli con pesi che non meritano. Anche peché, per la riuscita della loro missione ultimativa, debbono e possono contare solamente su quelli che ieri ritenevano altri l’ultima possibilità possibile. Probabilmente, con la medesima convinzione con cui lo credono ora.

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