Le ragioni dell’economia e l’ipocrisia sulla guerra

L’idea per cui riempire di armi un conflitto già troppo armato fosse l’unico e il necessario modo per far finire meglio e presto un conflitto già troppo armato, non mi ha mai trovato tra i suoi strenui sostenitori, parlando per eufemismi. Tanto premesso, le sanzioni contro l’aggressore, nel caso della guerra russo-ucraina oggi e in tutti gli altri, di ieri e di domani, invece le ritengo giuste e opportune, quand’anche il minimo di civiltà che si possa esprimere nelle relazioni internazionali.

Ovviamente, quelle sanzioni hanno delle conseguenze. Si sapeva ciò fin dall’inizio. Insomma, in un sistema in cui un battito d’ali di un subprime in Oklahoma genera una tempesta finanziaria alla Borsa di Tokyo, quelle misure di limitazione di accesso ai mercati, soprattutto se applicate a uno dei maggiori produttori di materie prime, avrebbero di sicuro avuto ricadute negative sull’intero assetto economico mondiale. Compreso, va da sé, quello dei sanzionatori. E inoltre, se quello stesso Paese è tra i primi estrattori e venditori di gas, era ovvio fin dall’inizio che con quel gas, e nel momento in cui più servisse, avrebbe minacciato quanti si opponevano a quella che loro chiamano «operazione militare speciale» (ci sarebbe poi anche da considerare il fatto che gli acquirenti sono interessati a comprare del gas, da un produttore o da un altro, i venditori a dare quel gas, il solo che possiedono). Nonostante ciò, non vedo altre strade alle sanzioni economiche contro la Russia, se davvero si vuol condannare e provare a contrastare la guerra d’invasione che, a freddo, il suo governo ha pianificato e messo in atto.

Adesso, però, è curioso sentire dalle voci di quanti davano del «putinista» a tutti quelli che, per ragioni umane e umanitarie, chiedevano la fine delle ostilità anche contemplando una parziale resa degli ucraini, pur di salvare le vite che inevitabilmente l’allungarsi del conflitto avrebbe comportato, chiedere la stessa cosa, ma solo per scongiurare gli aumenti nella propria bolletta. A legger le loro parole, sembrerebbe di capire che darebbero ora, quelli che gonfiavano il petto nelle lodi al coraggio resistenziale di quel popolo, non solo mano libera a Putin in Ucraina, ma pure da altre parti, se solo questi promettesse un cospicuo sconto per il metano alla spina.  

Personalmente, davo per scontato che quelle restrizioni non sarebbero state senza conseguenze pure per chi le imponeva, ma se erano e sono giuste, come io pensavo allora e ancora credo, andavano imposte e vanno mantenute. Qualsiasi azione, in guerra, ha conseguenze per tutti, e la solidarietà verso un popolo attaccato non poteva darsi senza costi per i solidali. Tutto ciò lo penso dall’inizio; altrimenti, è solo lacrima d’un attimo per i dolori dell’altro, senza far nulla che possa minimamente intaccare i livelli di confort a cui siamo abituati.

Ed è però da ricercarsi nell’ipocrisia di chi voleva ieri la resistenza estrema del popolo attaccato e si diceva disponibile a tutto il necessario, pur di sostenerla e vederla trionfare, e adesso eccepisce per mere ragioni economiche, il motivo profondo per cui, quando sento vibrare nelle corde del discorso pubblico e collettivo i toni della retorica delle patrie, degli eroismi, delle bandiere e delle nazioni, sempre dubito e mai sono convinto.

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