Che triste «personaggetto»

Leggo sul Mattino di Napoli che Vincenzo De Luca ha scritto un libro. «Come Vannacci», direte voi. E in effetti, l’apprendere la notizia di questa pubblicazione mi ha fatto lo stesso effetto, suscitando il medesimo interesse che il Rocco Schiavone di Manzini sintetizzerebbe meglio di come potrei fare io, di quell’altra. Scorrendo però l’articolo del giornale che fu di Scarfoglio, una frase del triste «personaggetto» – che non sai più se è definizione del comico imitatore o dell’originale oratore – mi ha particolarmente colpito. In senso negativo, intendo.

Vi è nel pezzo, infatti, un virgolettato di De Luca in cui spiega, a proposito di Elly Schlein, che il problema è che questa abbia «tre cittadinanze», in quanto, secondo lui, «un leader politico italiano deve avere la nazionalità italiana». Sarebbe la puntualizzazione dell’ovvio rispondergli che, appunto, la segretaria del Pd quella nazionalità italiana ce l’ha, se non fosse che il presidente della Campania aggiunge che tre nazionalità «sono una bizzarria e non vorrei che fosse influenzata da fattori esterni». Ah, ecco; i fattori esterni. E quali? Le pressioni elvetiche per la consegna di Campione d’Italia alla Confederazione? O quelle americane, per il mantenimento del comando della Sesta Flotta Usa a Napoli (contro cui non mi risulta né il De Luca, né molti altri, abbiano mai eccepito)? No, dite? Immaginavo. Già che c’era, poteva parlare delle pressioni di Soros, dei Rothschild, o perché no, dei Savi di Sion, non trovate? Perché, gira e rigira, rimestando quelle parole, altro non sento che il solito, fetido e nauseante olezzo della radice dell’antisemitismo, magari inconsciamente agitata. Quella che comincia col parlare dell’erranza del popolo di Abramo, che vuole gli ebrei sempre stranieri, anche quando sono da generazioni legati a un luogo, che li immagina al soldo d’interessi diversi, perché mai del tutto visti come un tutt’uno con l’unità di lingua e sangue che immaginano essere una nazione i più biechi sciovinismi.  

Invece di preoccuparsi delle condizioni di un Sud sempre più abbandonato dalla politica nazionale (mi riprometto di parlarne su queste pagine, anche alla luce della bella inchiesta fatta dall’Espresso di venerdì scorso), candidandosi per la terza volta a guidare la Regione che di quelle difficoltà è forse il simbolo più noto, si occupa delle nazionalità della Schlein.

E detto per inciso, io vorrei proprio politici con uno sguardo il più internazionale possibile, che abbiano vissuto in diversi Paesi, e che possano dare alla loro azione di rappresentanza e di governo uno sguardo meno provinciale e da Strapaese, che è poi quello che riecheggia ancora (per antica tradizione mai recisa?) nei cognati al potere come nei mille e mille assessori alla qualunque tipicità per cui tutto il mondo sognino li invidi.

Come sogna De Luca, anche quando vince le elezioni.

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