Come lo chiameremmo, il loro agire, se con le stesse parole parlassimo?

«Now Jonah’s Captain, shipmates, was one whose discernment detects crime in any, but whose cupidity exposes it only in the penniless. In this world, shipmates, sin that pays its way can travel freely, and without a passport; whereas Virtue, if a pauper, is stopped at all frontiers». Così parla nel suo sermone padre Mapple, nel Moby Dick di Melville. Che in italiano, e nella traduzione di Cesare Pavese, suona: «Ora, compagni, il capitano di Giona era uno di quegli uomini sagaci che capiscono subito se uno è colpevole ma per la loro cupidigia denunciano solo i poveri. Su questa terra, compagni, il peccato che paga può andare in ogni luogo e senza passaporti, mentre la Virtù, se è povera, viene fermate a tutte le frontiere!».

Qualche giorno fa, Giorgia Meloni, dal suo profilo su X, ha fatto sapere che il Governo che guida darà «mandato alla Difesa di realizzare nel più breve tempo possibile le strutture in modo tale che siano sufficienti a trattenere gli immigrati […] in località a bassissima densità abitativa e facilmente perimetrabili e sorvegliabili». Queste strutture di detenzione isolate, recintate e sorvegliate a vista dall’esercito, in cui trattenere uomini, donne e magari anche bambini che non hanno commesso alcun reato se non quello di nascere in luogo diverso (per non dire con un diverso colore della pelle, un’altra lingua e un altro credo), nella storia del Novecento, come le abbiamo chiamate? Se possibile, all’orrore di quell’idea, lo stesso Governo ha pensato bene, si fa per dire, di associare pure la vergogna del circoscrivere quella dimensione concentrazionaria ai soli che non saranno capaci di pagarsene l’affrancamento: 5.000, o meglio 4.938 euro sotto forma di fideiussione bancaria da costituire, come si dice in gergo, in favore dello Stato a garanzia della propria libertà. Sempre Giorgia Meloni, parlando in un incontro elettorale a Catania nella scorsa primavera, a proposito dei controlli sulla corretta emissione degli scontrino, aveva usato la locuzione «pizzo di Stato»; se come loro parlassimo, in che modo dovremmo definire l’idea che hanno e di cui hanno fatto norma?

La tristezza che assale nel leggere i provvedimenti sempre più crudeli contro gli ultimi, varati da governanti che verso i potenti piegano il capo con deferenza, è poi aggravata dal saperli altrettanto convinti nella lotta a chi dà pure se stesso per aiutare il prossimo, secondo l’insegnamento di quel Gesù che sulla croce sventolano dai palchi, quasi fosse uno slogan da campagna elettorale, e dalla considerazione che sono maggioranza.

Almeno quanto quelli che si segnano contriti la fronte e il petto la domenica a messa, e poi vanno a votare e sostengono chi dei poveri fa nemico e promette di render per essi ancor più difficile e irta d’ostacoli la via in terra per un po’ di pace e di pane per sè e per i propri figli.

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