In che senso?

Visitando lo stabilimento delle Rubinetterie Bresciane, a Gussago, Renzi ha detto che ci sono “due Italie, quella di “si alza al mattino, schiaffeggia le nuvole e mette il broncio all’arcobaleno, a cui non va bene nulla: sono quelli che per anni hanno occupato tutti i posti e ora hanno il coraggio di dire a noi che non ce la faremo”, e quella “che vuole uscire dalla crisi, smettendo il coro delle lamentele e delle litanie”. Insomma, c’è l’Italia di “chi ci crede” e ci sono “i gufi”. Applausi.

Bene, finiti quelli e raffreddatisi i palmi delle mani, alcune domande. Chi sarebbero quelli che “per anni hanno occupato tutti i posti”? Sacconi, ad esempio? Oppure Formigoni? O Alfano, per dire? Lupi? Franceschini? Napolitano?

E poi quali posti? Quelli al vertice del sistema industriale, come quello di Squinzi? Del mondo delle cooperative, citofonare Poletti? Della finanza, quello di Davide Serra? O quelli della politica e delle istituzioni? Che ne so, il posto da presidente della Provincia fiorentina? Da sindaco di Firenze?

Ma soprattutto, in che senso l’Italia si divide fra chi ci crede e chi no? C’è un trito manicheismo a ribasso in questo modo di rendere fazioso il campo di discussione che è davvero inconciliabile con l’idea di nuovo che il presidente del Consiglio vuole dare di sé e del suo Governo. Quel derby continuo fra i buoni, la propria parte, e i cattivi, che stanno sempre sull’altro lato della barricata, è roba da Berlusconi: il nuovo promesso dal Matteo nazionale lo immaginavamo diverso, migliore, originale; nuovo, appunto.

Invece no. Siamo ancora e sempre qui, a guardare il potente di turno dividere in due il mondo per non doverne spiegare la visione che ne ha, per non dover entrare nel merito delle cose che dice, a proposito di termini cari alla narrazione renziana e renzista, a disegnare un al di qua contro un al di là, che nulla aggiunge alla comprensione dei problemi e niente apporta alla definizione delle soluzioni da mettere in campo.

Che cosa s’intende, infine, con chi “ci crede e chi gufa”? Perché, per esempio, io ci credo nelle possibilità di questo Paese, e non gufo affatto. Temo, però, che Renzi non stia cercando persone che ci credano, ma masse di votanti plaudenti che gli credano, non donne e uomini che gli diano fiducia in base a un programma condiviso, ma gente che in lui abbia fede in virtù della sua parola.

In quell’ipotesi, avendo anch’io fatto metodo del dubbio, e non potendomi ascriversi fra le fila dei fedeli, né suoi, né di altri, credo che condividerò il silenzioso volo e il triste bubolo dei gufi, sperando di ereditarne pure l’acuta vista e il pronto orecchio.

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