È solo lavoro

Ma come, ora gioiamo per il contingentamento, anche detto tagliola o ghigliottina, degli emendamenti dell’opposizione? Cioè, festeggiamo l’unico modo, dati numeri e modi dei novelli ri-costituenti, che le minoranze hanno  per opporsi? In definitiva, plaudiamo alle riforme costituzionali fatte “a colpi di maggioranza”?

Ci sarebbe da chiedersi che fine hanno fatto le nostre battaglie, i nostri principi o semplicemente le nostre idee. Ci sarebbe da chiedersi se i giornali che si riempivano di post-it per i valori della libertà di opinione, siano gli stessi che oggi festeggiano (si veda Merlo su Repubblica) la liberazione dall’ostruzionismo, e di fatto, quella dalla possibilità di una minoranza di resistere, per via parlamentare, al potere dei più forti. Ci sarebbe da chiedersi come mai non denunciano l’anomalia di un Governo che impone la riforma della Costituzione e dell’architettura istituzionale dello Stato, di un presidente della Repubblica che ha giurato, evidentemente, di cambiare quella Carta che dovrebbe difendere, di politici e parlamentari che, pur accorgendosi e denunciando i rischi verso cui la riforme costituzionali abbinate all’Italicum conducono, concretamente, non fanno nulla per fermarle, quando non danno o non hanno già dato a sostegno di queste il loro voto.

Ci sarebbe, appunto. Ma non serve, e lo sappiamo tutti. Il motivo è semplice, banale. L’attuale ceto politico, come le rappresentanze parlamentari, non conducono battaglie ideali perché non è quello il loro compito.

Nelle istituzioni e agli alti livelli dirigenziali dei partiti, non ci sono idealisti disposti a tutto pur di difendere la propria visione del mondo, o almeno solo le parole di ieri; c’è un funzionariato politico che fa il suo mestiere.

È solo lavoro: non chiediamo altro a chi esclusivamente quello è chiamato a fare.

Ognuno di coloro che sono lì, pensa di dover eseguire il proprio compito, per il quale riceve anche un compenso, come per tutti gli impieghi  che vengono svolti.

Quindi, non deve fare ciò in cui crede o agire in modo consequenziale a quanto diceva fino al giorno prima, e in certi casi anche il giorno stesso o il successivo, ma quello che chi sta sopra gli dice di fare. Tutto qui.

Non criminalizziamo, dunque, chi voterà per cose e in modi che ha sempre criticato, o che continua a criticare o che criticherà di nuovo domani: esegue solamente il suo compito.

Perciò, non attribuiamo loro, parafrasando De André che canta Brassens sulle parole di Antoine Pol, promesse di coerenza che non ci han fatto, ma che noi abbiamo per loro deciso.

E soprattutto, qualora dovessero chiamarci per dare tutto il nostro apporto in battaglie su valori e principi, consci di tutto questo, proviamo a rispondere ancora con le parole di De André che traduce Brassens: “moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta”.

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