Mai uno

“Vorrei una legge elettorale con le liste bloccate, per dare meno possibilità di scelta agli elettori, abbinata a un premio di maggioranza, per conquistare il maggior numero di seggi, e con uno sbarramento altissimo, perché per me la governabilità viene prima della rappresentanza. E per le stesse ragioni, vorrei un Senato non eletto dai cittadini e con l’immunità per chi ne farà parte, perché tutti sono uguali davanti alla legge, ma alcuni lo sono più degli altri”.

“Difendo la scelta del fiscal compact e della ‘riforma Fornero’, perché lo stato dei conti garantisce il sistema, e se ciò avviene sulla pelle di quanti da questo sono esclusi, s’arrangino. E ritengo che la stabilità venga prima della democrazia e delle ragioni dei popoli, per questo ho sostenuto Monti e ora Juncker. E credo che il welfare, i pubblici servizi e i diritti dei lavoratori vadano ridotti per favorire le imprese e il libero mercato, perciò ho votato a favore delle norme che andavano in tal senso. E penso che sia opportuno ridurre le quote di partecipazione ai programmi di cooperazione internazionale ma confermare l’impegno sulle spese militari, come penso sia giusto partecipare a operazioni di guerra che si chiamano ‘missioni di pace’, pure mettendo in conto i morti che sicuramente ci saranno”.

Ecco, non ne sarei contento, ma almeno apprezzerei se qualcuno di quelli che votano per tutte queste cose, un giorno facesse pubblicamente un discorso simile. Invece, mai uno. Ma uno che dica che l’Italicum l’ha votato perché il sistema elettorale lo vuole proprio così, mai uno che dica che le norme sul pareggio, pardon, equilibrio, di bilancio le ha votate incurante dei loro effetti sulla carne viva della popolazione, mai uno che dica “sì, quelle cose le ho votate perché ci credevo”.

E non parlo di tutti, sia chiaro. Parlo di quelli eletti nel partito a cui sono iscritto. Parlo dei parlamentari del Pd, in particolare di quelli della sinistra interna, che votano e hanno votato tutte queste cose, senza mai avere la capacità di dire: “perché penso sia giusto così, perché così ho deciso, in piena libertà e indipendenza di mandato”.

Dall’altra parte, quantomeno, sono più coerenti, o forse solo più sfacciati. Galan oggi ci dice che  userà “tutti i cavilli per non finire in carcere” e per anni Brunetta ci ha spiegato che i dipendenti pubblici andavano colpiti perché “fannulloni”. Tremonti ci spiegava i tagli alla cultura perché, tanto, con quella “non si mangia” e la Lega ha sempre detto che al Sud devono andare meno soldi perché lì si campa “sulle spalle del Nord”.

Viceversa, a sinistra no. Votano una legge elettorale senza possibilità di scegliere fra i candidati ma poi, come Cuperlo, ci dicono che “le liste bloccate sono irricevibili”. Stanno per votare un Senato non elettivo ma poi, come Gotor, ci spiegano che “dovrebbe essere composto da senatori eletti dai cittadini”. Hanno votato l’inasprimento dei regimi pensionistici, le norme per l’ulteriore precarizzazione del lavoro, l’invio di truppe nelle missioni più sanguinose, eppure cercano di convincerci del fatto che non ci fossero alternative.

O peggio, che hanno votato così per disciplina di partito, trasformando questa in una sorta di “sindrome di Norimberga”, in cui coloro che hanno materialmente dato il loro voto a tutte quelle cose, cercano una scappatoia nella imprescindibilità dell’esecuzione dei voleri della maggioranza. Lasciando però, per quelli come me, amaramente inevasa una domanda: “ma se questa è la volontà del partito, io da che parte sto?”.

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