Detta così, rischia di essere preoccupazione dei soli “sistemati”

«Se perde il Pd, salta il sistema», spiega Renzi a Tommaso Ciriaco per la Repubblica (in un’intervista in cui, tra l’altro, si preoccupa di chiarire ai suoi possibili alleati che possono collaborare, ma solo accettando il fatto, scontato, che il candidato premier sia lui), nel tentativo di accreditare il partito che dirige quale unico argine alla marea montante dei populisti e, appunto, delle forze anti-sistema. Però, secondo me, fa due errori nel farlo.

Il primo, dire, come ha fatto Renzi, che «se perde il Pd, salta il sistema», oltre a essere una curiosa confusione fra una parte e il tutto – ché un partito quello è, una parte, e in democrazia, non può coincidere con la tenuta del tutto; «après moi, le déluge!», infatti, lo si diceva nei sistemi assolutistici, e nemmeno a quelli portò molta fortuna, dato come finì poco dopo –, significa porre quel partito nell’ottica della mera conservazione dell’esistente. Non certo una prospettiva idilliaca, per una forza politica che nasce da una parte che un tempo non lontano si diceva «rivoluzionaria» e che oggi è retto da un gruppo che, prendendone la guida, ha spiegato in lungo e in largo quanto loro fossero elemento di rottura rispetto al già stato. Il secondo, forse più indiretto, ma non per questo meno chiaro, è che fa, d’un tratto, di quella preoccupazione che potrebbe persino essere condivisa, una questione d’esclusivo appannaggio dei “sistemati”. Nei fatti, appena lui e i suoi, che hanno avuto e hanno tutto in questo sistema, si pongono a baluardo contro chi lo vuol far saltare, tutti gli esclusi, o i semplicemente in esso non ricompresi, potrebbero essere indotti ad augurarsi il crollo di quel bastione, a sperare nella caduta di quel fortilizio, con le parole dell’ex presidente del Consiglio, a spingere e ad agire perché quel sistema salti.

Se ci pensate, è un po’ l’effetto 4 dicembre. Non tanto una versione elettorale del gioco della torre, e pure lì, fra lui e la Costituzione, in molti avrebbero avuto le idee chiare sul chi tenere e chi buttare. No, qui il piano su cui il segretario dem conduce il gioco si fa, per così dire, oltre che politico, emozionale. Meglio, antropologico.

Quando la faccia dei vincenti mette su il sorriso della ὕβϱις, della tracotanza, tentando addirittura di indossare  l’abito della ineluttabilità, può capitare che anche il più moderato e tranquillo cittadino inserito provi l’irresistibile voglia, se non di far saltare il sistema, almeno di far saltare un giro a quei sistemati. Figuratevi quanti in questo, come dicevo, o non son compresi o da esso, sistematicamente, vengono esclusi ed espulsi.

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1 risposta a Detta così, rischia di essere preoccupazione dei soli “sistemati”

  1. Agostino Marrella scrive:

    Quando in un sistema cosiddetto liberal-democratico viene meno la ripartizione e la reciproca autonomia dei poteri – con, ad esempio, un segretario di partito che “telecomanda” il Presidente del Consiglio, un Esecutivo che “detta legge” al Legislativo – e gli Organi di Garanzia… non garantiscono, ma “benedicono” e “sollecitano” un accordo, foss’anche pessimo, è, tale sistema, ancora credibile e affidabile?

    È, infatti, più di una sensazione che il signor Presidente della Repubblica “ci abbia recapitato” precisi segnali di “non ingerenza”, per cui il maialesco Rosatellum – che segue, a parte il tentativo del… suino Italicum, il “porcellum primigenio”- sarà presto approvato anche dal Senato e diverrà… legge.

    Che può fare, a questo punto, ogni spirito libero e democratico? Mantenere costante memoria di ciò che sta accadendo e agire di conseguenza nello “spazio stretto” delle prossime elezioni.

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