Sì, ma quale sarebbe la mia parte?

«Politica è scegliere da che parte stare», mi scrive un’amica su Facebook. Per mio limite culturale, ho subito pensato a quella temperie in cui il privato fu politico, ma lei, gentilmente, m’ha spiegato che la fonte era altra e più contemporanea, e che io ignoravo. Detto ciò, l’affermazione è condivisibile in linea di principio, però, in questa fase, non riesco a immaginarla calata nel concreto delle dinamiche istituzionalizzate ed elettorali.

La piccola discussione è nata da un post in cui dicevo che, nell’ipotesi in cui io fossi un elettore nelle città al voto per il ballottaggio, solo a Napoli saprei a chi dare il voto, scegliendo De Magistris, mentre per Roma, Milano e Torino, probabilmente, mi asterrei. Perché io ci credo che quella della scelta “di parte” sia una delle essenziali caratteristiche della politica. Al contempo, non riuscirei a individuare “la mia parte” in quelle consultazioni. E immagino, come già scrissi quando i vertici dello Stato invitavano a disertare le urne al referendum, che non mi recherò a votare nemmeno quando, con l’Italicum, mi chiederanno di dare un senso alla vacuità del quesito sul se siano da preferire le pinepicierne ai luigidimai, i matteiorfini alle paoletaverne.

Per farla semplice, qual è la parte di Sala che non sia pure quella di Parisi? Ha forse intenzione Giachetti di stare dalla mia o la Raggi di rappresentare anche la mia visione? Vuole Fassino farsi carico pure delle mie idee, che il suo mondo ormai considera dannose, o l’Appendino dare corso a una sola delle cose che penso una forza politica debba fare? In tutti i casi, rispetto allo scenario che disegna il secondo turno mi sento estraneo e messo di lato, a colpi di “lasciateci lavorare”, da tempo ripetuto dalla classe dirigente del Pd, o “non c’è più destra né sinistra”, fatto vangelo dal M5S; se questo è quanto abbiamo davanti, io non me ne sento parte, anzi, mi faccio da parte.

Ah, solo per chiarire: non è rancore verso il mio ex partito, verso il governo guidato da Renzi o verso quelli che sono stati i miei compagni per un pezzo importante della mia esperienza e di cui, in molti casi, mi reputo fortunato nel potermi dire amico. Semplicemente perché se lo fosse, e se fossi elettore delle città in cui si voterà o quando ci sarà l’eventuale ballottaggio nazionale, propenderei per il voto ai loro avversari, non certo per l’astensione.

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1 risposta a Sì, ma quale sarebbe la mia parte?

  1. Enrica scrive:

    Io voto a Milano purtroppo e domenica non andrò ai seggi. Non basta turarsi il naso, come ho fatto qualche volta, non è proprio possibile scegliere fra due personaggi tanto simili da sembrar gemelli: due maggiordomi, uno della Moratti, l’altro di Albertini.
    E’ partita la solita storia: se non voti Sala fai vincere Parisi? E allora? E’ stato il Sala nazionale a cancellare i diritti dei lavoratori, a proporre queste riforme farlocche, a fare La BuonaScuola, ecc. Perchè dovrebbe farmi più paura una destra invece dell’altra?

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