Alle urne!

Domani, s’ Dej vol, uscirò di casa di buon mattino, passerò dall’edicola, come uso la domenica e, col giornale sotto il braccio, mi recherò a votare. Presto. E sì, spero ci sia il sole, perché così è più bello. Ho tanti motivi per andare a votare, e a questi si aggiunge anche il fatto che non sopporto che alcune fra le più alte cariche dello Stato abbiano invitato all’astensione.

Ministri e parlamentari, lo stesso presidente del Consiglio, con lo stile usuale e la raffinata cernita delle espressioni, e, con più garbo ma identico spirito, l’ex presidente della Repubblica, han detto che è meglio andare al mare che provare a difenderlo con lo strumento referendario. In pratica, chi fa politica ha spiegato che votare può essere una perdita di tempo. Nessuna novità: per l’uno, «l’astensionismo è un problema secondario», per l’altro, «parlare di voto evoca l’instabilità». Pure per segnare la radicale differenza dalla loro visione della democrazia, domenica voterò.

Voglio dire che non è legittimo astenersi? Quando mai! Penso che lo farò di certo quando, come dice Napolitano, quello sarà «un modo per esprimere l’inconsistenza del quesito» sul se sia meglio Renzi o i suoi rivali, o se siano da preferire le pinepicierne ai luigidimai, i matteiorfini alle paoletaverne. E credo che a volte, alle minoranze, quelle vere, quelle dei “senza potere”, non rimanga che quella strada. Dico che è scorretto che lo facciano i vertici del Paese, che, invece, come diceva lo stesso Napolitano e sempre in relazione a un referendum, dovrebbero sentire il “dovere civico”, di cui parla l’articolo 48 della Costituzione, di andarci.

Anzi, penso che sia da cialtroni. Soprattutto perché, se dici di essere maggioranza, e perciò esprimi il governo, come puoi non essere sicuro, addirittura temere, di non riuscire a portare a votare più persone di quelle che potrebbero convincere quattro gufi rosiconi? Non regge. Come non regge dire che il quesito è pretestuoso e inconsistente senza ammettere, implicitamente, che la Corte costituzionale abbia ammesso a referendum una totale inutilità.

Infine, quella predica d’astensione è potenzialmente pericolosa, se a farla sono loro. Perché se chi rappresenta le istituzioni mette in dubbio con i suoi comportamenti e le sue parole la valenza di uno strumento di partecipazione diretta al processo di formazione delle leggi come quello referendario, l’unico concretamente disponibile per i cittadini, non si potrà poi biasimare chi da quelle si senta completamente alieno.

È per un’azione di manutenzione del dispositivo elettorale che ritengo necessario spendersi, in un senso o nell’altro, perché si prenda parte alla consultazione. Paradossalmente, e nemmeno poi tanto, più ai referendum che alle altre elezioni, politiche o amministrative che siano.

Quindi, alle urne!

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2 risposte a Alle urne!

  1. Pingback: Sì, ma quale sarebbe la mia parte? | Filopolitica

  2. Fabrizio scrive:

    Alle urne dalla parte dell’anti-colonianismo del bel paese Italia!
    Alle urne dalla parte del Parlamento Unione Monetaria!
    Alle urne dalla parte della Banca Euro!
    Alle urne dalla parte delle Riforme Trattati “ Bene Comune” !

    p.s. continua…….

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