L’Europa che teme le elezioni

La scorsa settimana, gli olandesi hanno bocciato in un referendum l’accordo di associazione siglato fra l’Unione europea e l’Ucraina e approvato da tutti i 28 capi di Stato e di Governo. Il 62 per cento degli abitanti dei Paesi Bassi ha detto “no” a quell’ipotesi di partenariato più stretto, facendo felice, credo, Putin e amareggiando, immagino, Poroshenko. Non voglio approfondire i termini della questione, che sono complessi e non penso di averne competenza; quello che mi interessa, invece, è il sentimento diffuso che ha animato il dibattito nei giorni precedenti.

In pratica, volendo usare le parole di tutti i media, quel voto “spaventava l’Europa”. La stessa cosa che si sente dire a proposito della prossima consultazione che vedrà impegnati i cittadini inglesi sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione, o che si sentiva l’estate passata a riguardo del responso delle urne elleniche sugli accordi imposti alla Grecia dalla Troika. O che giornali e tv recitano quando i sondaggi danno in crescita movimenti scettici o contrari all’attuale organizzazione dell’Ue, quando i “populisti” avanzano, quando i “demagoghi” scalpitano. Verrebbe da dire, da un po’ di tempo a questa parte, ogni volta che ci sono delle elezioni da qualche parte nel continente.

Così, però, pare quasi che l’Europa intenda tradire se stessa. Quante volte avete sentito giaculatorie sulla libertà, l’autodeterminazione dei popoli e i valori della tradizione democratica? Ecco, come possono tutte quelle cose temere di essere spazzate via proprio da un voto? Come può consumarsi quel sistema tanto nobile attraverso i meccanismi che esso stesso ha generato?

Perché, o la democrazia è vittima di una sorta di malattia autoimmune, che produce il male che può annientarla, o tutta questa prosopopea sull’irrinunciabilità dei propri princìpi è solamente una favola buona per metterci a letto la notte, e di dare davvero al δῆμος il κράτος di decidere non se ne ha alcuna voglia. Dopotutto, non mi stupisco: in linea con gli insegnamenti d’un per me importante maestro, è da tempo che ritengo quella un’ideologia fra le altre, con gli stessi limiti e le medesime menzogne.

E poi, se fossero davvero quelli che dice, e non quanto deposita in banca, i valori dell’Europa, essa costruirebbe, come fa ormai da tempo, cortine di ferro e muri di cemento per difenderli?

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