Déjà-vu

La Costituzione del Pd è cosa fatta. Del Pd nel senso proprio del termine: quel partito l’ha voluta, quel partito l’ha sostenuta, quel partito, e quasi solo lui, l’ha votata in aule che si svuotavano delle minoranze. E stiamo parlando non di uno statuto interno, ma dell’atto fondamentale della Repubblica, che dovrebbe essere condiviso e comune per definizione. Invece, oggi siamo al tempo in cui la maggioranza ha i numeri, la maggioranza decide, punto. Tanto, è sempre buona la maggioranza, giusto? Ma non è di questo che voglio parlare.

C’è un aspetto di tutta la vicenda che segna, anche retoricamente, il livello di continuità dell’attuale pratica di governo con quelle del recente passato. Verrebbe da dire “nulla di nuovo nelle stanze del Palazzo”, dato che Renzi di meglio non trova da dire, a proposito della sua “epocale” riforma se non che «le ragioni del “no” non sono spiegabili: questa riforma riduce il numero dei politici, delle Regioni, fa chiarezza nei rapporti Stato-Regioni. Il “no” si spiega solo con l’odio nei miei confronti». Ribadire il già stato è esercizio spesso noioso, eppure nemmeno nel suo parlare il presidente del Consiglio introduce elementi di novità, ripetendo, al contrario, slogan vuoti e concetti sterili appannaggio di chi lo ha preceduto in quelle stesse funzioni, pure se all’epoca non era la newsletter il mezzo usato, ma il classico libro, a cui dar titoli quali L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio.

La linea di prosecuzione si spinge fino all’individuazione degli avversari, gli stessi di sempre a cui, in un disperato tentativo di rinnovamento, si cercano nomi originali e curiosi: “i gufi”, cioè quelli che, ostinatamente, non credono alla narrazione dei fatti quando essa contrasta con la realtà; “i rosiconi”, non già coloro che invidiano e odiano, ma semplicemente chi non cade in amore alle sue parole, perdendosi, estasiato e rapito, nel “sì” a tutto e a prescindere; “i professoroni”, quanti, in buona sostanza, si permettono il vezzo di cercare di capire cosa ci sia dietro il cielo azzurro dipinto su una slide.

In pratica, la “rottamazione” è un immenso déjà-vu.

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