Il garantismo ingiusto

Nella sua ultima e-news, il presidente del Consiglio non nasconde la soddisfazione per l’annullamento disposto dalla Cassazione della richiesta di arresto fatta dalla Procura di Trani per Azzollini, accusato di una serie di cose, ma ovviamente, ancora non passato per una sentenza di giudizio, e che il Senato, e il suo partito, decisero di respingere, perché, dice, «dai documenti era chiara la infondatezza della richiesta».

E Renzi aggiunge: «Quando si parla di libertà delle persone, si può perdere consenso, per carità. Ma si deve procedere sempre con i piedi di piombo. Il tempo in cui in Italia bastava un avviso di garanzia per condannare qualcuno è finito. Ci vuole più rispetto per la presunzione di innocenza». Io sono contento che lui e il Pd siano soddisfatti per le scelte fatte. Ma diamo alle cose il senso che meritano. Nessuno condannava nessuno: era una richiesta di arresto preventivo, e di quella misura, certo, si può abusare. Però, il problema del garantismo parlamentare è che se quell’ordine fosse stato spiccato nei confronti di qualsiasi altra persona che non fosse stata senatore o deputato, lo si sarebbe eseguito. Punto.

Con quel voto, il Senato non ha detto che la richiesta era palesemente infondata e che ci vuole il rispetto per la presunzione di innocenza, come a Renzi piace far credere. Ha detto che, rispetto a quei princìpi e valori, non siamo affatto tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

Perché la tutela delle libertà individuali e il garantismo sono nobili concetti e altissimi ideali, ma solo se valgono per tutti, dal presidente della Repubblica all’ultimo dei cittadini. Se non è così (e in quella stessa inchiesta, sono stati spiccati altri ordini per misure cautelari e preventive: valevano forse meno quelle libertà, quelle presunte innocenze, quelle vite?), allora sono solo il perpetuarsi dei consueti privilegi, che rendono insopportabili la giustizia praticata e lo Stato che la predica.

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1 risposta a Il garantismo ingiusto

  1. Otto Dixit scrive:

    Tutto giusto, salvo ricordare che volutamente al parlamentare è stata riconosciuta una garanzia in più rispetto al semplice cittadino, per timore che nell’era repubblicana si ripetessero gli abusi commessi nell’Italia fascista ( parliamo di 80 anni fa, mica poi tanto). Quanto alle parole del Presdelcons, nel contesto della vicenda Azzollini non hanno effettivamente senso. Infine: non mi stancherò di ripetere fino alla noia che l’innocenza solo Dio la può attestare. E che noi più modestamente ci dobbiamo accontentare della “non colpevolezza”.

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