E perché sarebbe un errore?

In un colloquio con Federico Geremicca su la Stampa di ieri, Matteo Renzi parla di un po’ di cose interessanti. Anche di felicità e del ruolo di questo sentimento in politica, ma su questo non voglio addentrarmi: dovrei prenderla alla lunga, dall’Illuminismo partenopeo alla Dichiarazione d’indipendenza americana, da Filangieri a Jefferson, ma pure da Epicuro a Seneca per capire cosa sia quella felicità, e magari scoprire che la mia idea è diversa dalla sua; ma è lunedì mattina, e non si può iniziare così la settimana.

Quello che mi ha un po’ stupito è stato leggere quelle parole per cui, quasi fosse una sorpresa per l’intervistato e per l’intervistatore, gli oppositori, essendo stati sconfitti nei loro attacchi al governo, si starebbero riorganizzando, serrando le file per provare altri assalti, politici, s’intende. Bene, al di là del fatto che il segretario del Pd affibbia questa descrizione indistintamente a tutti coloro che cercano di sfidarlo, da Salvini a Fassina passando per Landini, mi chiedo cosa ci sia di strano. Che altro dovrebbero fare, arrendersi e convertirsi al renzismo trionfante? Rinunciare a far politica una volta per sempre ed esiliarsi in isole remote? Suicidarsi collettivamente, ma in un capanno lontano dalla vista delle telecamere, per non sporcare la narrazione gaudente della maggioranza?

La democrazia vive del confronto e dello scontro, della mediazione, certo, come del conflitto fra visioni differenti e diverse. Chi non è d’accordo con quanti governano, non deve adeguarsi e dare una mano se non ne è convinto, se radicalmente dissente da quello che fanno i governanti. Bensì, appunto, può (oserei dire: deve) organizzarsi e tentare di porre fine a quel modo di fare e cercare di determinarne un altro.

E non c’entra qua il mio giudizio sul governo e sulle opposizioni. Anche perché queste ultime sono così distanti l’una dall’altra, che in nessuna valutazione le si può accomunare, tranne che in quella renzista per cui chiunque non stia con l’amato leader “vuole il male dell’Italia”.

Ci sarà pure un’altra via praticabile per la politica e il governo delle cose e dei processi, nell’alveo della democratica discussione e competizione? E per quale motivo si giudica un errore, a destra e a sinistra del governo, la nascita di soggetti che intendono (o almeno è quello che dicono) decisamente sfidarlo e sconfiggerlo?

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento