Il bello del ballottaggio

“Sarete contenti ora? Hai visto il sondaggio di La7? In un ipotetico ballottaggio tra Pd e M5S, la destra potrebbe votare per i grillini e farli vincere”. Era quasi aggressivo il tono del mio interlocutore, oggi renziano consapevole, così come ieri era antirenziano strutturato, e domani, probabilmente, sarà il primo a dirsi convintamente mai-stato-renziano. “Ma dai!”, ho risposto non celando il sarcasmo, “e io che pensavo che dopo avergliene dette di tutti i colori a chiunque, gli altri smaniassero per votare il partito di Renzi. Saranno contenti, semmai, quelli che hanno voluto e votato l’Italicum, credo”.

Da tempo non presto attenzione ai sondaggi. Però, quando ho visto i numeri dati dal telegiornale di Mentana, non mi sono più di tanto stupito. Insomma, il Pd ha intrapreso una campagna contro tutti quelli che si permettono di obiettare alla visione del proprio leader, ora si aspetta che tutti loro corrano a sostenerlo? Gufi quanti eccepiscono, rosicone chi non festeggia, professoroni i pochi che cercano di mettere in guardia dai rischi del sistema che si sta determinando. Al Nazareno, felici, esultano. Ecco, il ballottaggio è quella roba lì. E la legge che la “sera delle elezioni permette di sapere chi ha vinto” pure. E il meccanismo che assegna la vittoria totale a un unico soggetto anche. O chi l’ha votato pensava di essere sempre lui a vincere?

Inoltre, avendo insegnato che il Paese si cambia con chi ci sta, se domani, poniamo, vincesse davvero il M5S e si accordasse con la Lega per flettere in senso maggiormente autoritario il sistema, in cosa sbaglierebbe? Potrebbe mettere la “ghigliottina” per far fuori gli emendamenti degli oppositori e usare il “canguro” per saltarli a piè pari. Dove sarebbe lo scandalo? Non sono forse proprio quelle le best pratices che hanno insegnato i riformatori attuali? O questi ultimi vorranno dire no, schierandosi dalla parte di quelli che non vogliono il cambiamento?

Ah, dimenticavo: evidentemente, al Pd avranno visto il sondaggio di Mentana, se l’ormai renzianissimo deputato Giuseppe Lauricella si è sentito in dovere di presentare una proposta di legge in cui c’è scritto, testualmente e senza giri di parole: “Tenuto conto degli astenuti che potrebbero – anche in parte – decidere di votare al secondo turno e considerato che l’elettore, al ballottaggio, segue tutt’altra logica, sganciata dalle indicazioni di partito che sollecita dinamiche del tutto diverse dal primo turno, la soluzione del ballottaggio dovrebbe essere ripensata. Mantenendo il secondo turno di ballottaggio il rischio sarebbe – in caso di alchimie politiche imprevedibili al secondo turno – un ‘effetto Parma’ (per non citare gli altri casi più recenti) di dimensioni nazionali”. Il fatto è, però, che il tentativo inserire una conventio ad excludendum nero su bianco in una norma, rischia di essere un precedente ancora peggiore.

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