L’avvenuta mutazione

“Siete solo una lobby di potere e affari”, “un sottobosco di persone che di cattolico non hanno nulla, tanto meno di senso civico”, “l’immagine di una Chiesa privata, che, ogni anno, forte del suo bacino di voti, si ritrova qui a parlare di valori cristiani e dell’amicizia, ma ne esce rinnovata negli affari”, “sempre dalla parte di chi comanda”, “avete applaudito Andreotti e poi Berlusconi, Lupi e Formigoni, perché garantivano i vostri amici, senza pensare al come venivano tutelati quegli interessi”, eccetera, eccetera, eccetera. Il grillino Mattia Fantinati non ha lesinato le parole e misurato i toni del suo intervento all’annuale kermesse estiva di Comunione e liberazione.

Ma diciamoci la verità, francamente molti di noi, a sinistra, quelle cose le abbiamo sempre pensate e le pensiamo tuttora a proposito di Cl. Per questo avversavamo quel modo di fare: perché volevano esserne alternativi, cioè “una cosa diversa”, non sostituirci ai Lupi e ai Formigoni per fare la stessa cosa con persone differenti. E il fatto che a pronunciare quelle parole, più o meno così come le ho scritte, al meeting di Rimini sia stato un deputato del M5S e non di uno dei partiti che storicamente sono stati riferimento di noi elettori di quella parte politica, spiega tanto sul sentimento di distacco che in sempre di più proviamo.

Ora, sì, Fantinati è stato scortese (nel senso che ha mancato di cortesia, non che è stato maleducato); e chi se ne importa? Una volta volevamo fare la rivoluzione e ora smaniamo per stare al tavolo buono nel pranzo di gala giusto, preoccupandoci di dove e come tenere i gomiti e quale posata usare per prima? Davvero il problema sono i suoi toni e le sue parole? E sì, quell’intervento non servirà a costruire nulla, certo, e sembrava quasi fatto per spopolare sui social, più che per sparigliare nei “palazzi”. Però come sarebbe bello se simili critiche a tali interventi giungessero da chi osteggia il modo di fare che per anni ha imbrigliato un pezzo importante del Paese, non da chi trova nella relazione con quel mondo “un’occasione per allargare il consenso”. E ancora sì, ovvio, il core business del Movimento è sempre lo stesso, ed era prevedibile la tirata contro il finanziamento pubblico ai partiti e la politica come professione e occasione per arricchirsi da parte di chi la fa; dopotutto, dal medesimo palco non è stato il presidente della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino, a sferzare i politici, denunciando che “le scelte, individuali e pubbliche, sono guidate per lo più dal perseguimento di interessi e fini immediati e poco meditati, dettati spesso dalla ricerca dell’utile e meno da un progetto consapevole e a lunga scadenza”?

Infine, le voci che dal Pd e dagli ambienti vicini al partito di Renzi stigmatizzano le parole del deputato grillino, accordandosi sulle note dei cori che le vogliono indelicate e fuori luogo (e il luogo, invece, era proprio quello giusto), dicendosi, in separata sede, che, tutto sommato, ha ragione la Serracchiani, e che il voto, come la pecunia (ché pur di questo si tratta), non olet, chiariscono meglio di mille saggi e dotti ragionamenti ciò che è avvenuto.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento