La realtà dietro il racconto

Diciamo la verità, chi non vorrebbe credere al racconto fantastico e grandioso che ogni giorno Renzi e i suoi spargono da media sempre compiacenti? L’Italia riparte, abbasso i gufi, viva le magnifiche sorti e progressive del renzismo di governo e del renzianesimo osservante, via la Tasi, mai più l’Imu, 80 euro per tutti e, ai primi cento che voteranno Pd, una batteria di pentole in acciaio inox 18/10, un set di trapunte singole e matrimoniali e una mountain-bike con cambio Shimano: si può volere di più? No, eppure.

Eppure, mentre ricchi imprenditori del Nord comprano pagine sul giornale della buona borghesia milanese per dire che loro, “il Paese che produce”, sostengono Renzi e il meeting di Cl, quella di Lupi e Formigoni, per intenderci, adotta il presidente del Consiglio come nuovo leader di riferimento, dopo aver per anni tributato identico riconoscimento a Berlusconi, a L’Aquila, ancora da ricostruire, si accende la protesta contro il Governo e la sua idea di sviluppo, tutto trivelle e dissipazione del territorio. Evidentemente, dietro la patina gattoleopoldesca dello storytelling interessato, la realtà rimane, e s’ostina a essere indisponibile alla semplificazione degli hashtag e delle slide.

Certo, se la nuova classe dirigente e la avventizia élite al potere avesse non l’umiltà, ma la capacità sufficiente e necessaria a intendere i rumori di fondo di quel che li circonda, potrebbe persino capire che non è da  ambienti pronti sempre a plaudire il potere pur di conservare l’avere, il loro, ovvio, che può venire l’indicazione della via del nuovo; ma per quanto m’è dato di vedere, difficilmente così sarà. Dopotutto, da noi la restaurazione e la conservazione hanno sempre sfoggiato l’abito del nuovismo.

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