Quando il potente fa la vittima

Ad rivum eundem, lupus et agnus venerant, siti compulsi: superior stabat lupus, longeque inferior agnus. M’è tornato in mente leggendo i tanti, troppi commenti, anche autorevoli, che vogliono che ci siano trame delle minoranze interne ed esterne al Pd intente a cavalcare il malumore sulla riforma della scuola per far perdere le Regionali al presidente del Consiglio. A parte che non mi risulta che lui si sia candidato da qualche parte, è l’intero impianto logico a non reggere.

Come possono le minoranze, essendo tali, far perdere qualcuno? Se ci riuscissero, vorrebbe dire che quel qualcuno maggioranza non è, e allora non sarebbe delle minoranze la colpa, in quanto egli stesso ne farebbe parte, ma andrebbe ricercata in tale situazione la motivazione dell’eventuale non affermazione. E poi, le minoranze non si sono asciugate, come qualche retroscenista ufficiale del Renzi di governo racconta? Non sono state asfaltate in lungo e in largo? Non sono ormai ridotte a una nidiata di gufi rancorosi, divisi e impotenti? Come l’agnello a valle nella favola di Fedro, come potrebbero mai sporcare l’acqua del forte e grande lupo?

Ovvio che può esserci qualcuno che abbia rinunciato a votare il partito del premier per alcune delle cose dal suo Governo fatte, però se queste sono largamente apprezzate, anzi, a gran voce invocate dall’italico popolo tutto, che problema c’è? Qualche rosicone, così, per dispetto, potrebbe non votare il Pd perché questo ha approvato l’abolizione dello Statuto dei lavoratori rendendo più facili i licenziamenti, il finanziamento pubblico alle scuole private e gli sgravi fiscali per quanti ci iscrivono i figli, un modello di selezione degli insegnanti simile a quello sperimentato da Formigoni in Lombardia (e infatti, a lui e ai suoi amici piace tantissimo), il taglio dei servizi minimi e la negazione della residenza a chi occupa immobili vuoti “senza titolo”, la liberalizzazione delle trivelle per la ricerca di idrocarburi in tutti i mari e in tutti i suoli, un piano di grandi opere che ricorda quello dei passati governi di destra (e da uno che in quelli c’era in effetti è stato messo a punto), una riforma della Costituzione che abbinata a una legge elettorale sa delle cose che si facevano in altre esperienze un tempo criticate, e ulteriori motivi che non cito per non dar ragione ai “professionisti della palude”. Ma saranno una piccola parte, tranquilli: che problema c’è?

Nessuno, e per questo, nessuno se ne preoccupa realmente dalle parti della maggioranza, altrimenti non voterebbe, sosterrebbe e approverebbe tutte quelle cose. Eppure, devo ammettere che la strategia del gridare ai malintenzionati sabotatori dell’Esecutivo non è male, davvero. Insomma, si parte col dare preventivamente la colpa alla “sinistra masochista” (che poi dovrebbe essere quella disposta a farsi maltrattare votando per il partito di chi li maltratta, non quella che non è disposta a sopportare, ma lasciamo stare), così, se le cose dovessero non andare proprio bene, si saprà già con chi prendersela.

Come dire, se il Partito democratico non dovesse fare il pieno di voti, non sarà perché si sono presentati gli impresentabili, ci si è alleati con la destra già dalle primarie, sono stati messi nelle liste omofobi e fascisti, razzisti e personaggi dai rapporti poco chiari con la criminalità organizzata, o perché qualche potente e virile candidato s’è lanciato a dire che “sui migranti ha ragione Salvini” (che se c’è una cosa su cui uno come Salvini non può aver mai ragione è proprio quella), o se per quello l’affluenza alle urne dovesse calare (voi dareste torto a chi, nello scegliere fra gli amici di Salvini e chi gli dà ragione, decidesse di rimanere a casa?), la colpa sarà solo e semplicemente di quelli che sono usciti e da mesi e mesi parlano male del Governo. Geniale, no?

Respondit agnus: “Equidem natus non eram!”. “Pater, hercle, tuus – ille inquit – male dixit mihi!”.

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