Un problema di fiducia

Dopotutto, perché no? Dico, perché il Governo non dovrebbe porre la questione di fiducia sulla legge elettorale? Se Renzi non è disponibile a modifiche del testo uscito dal Senato, e se l’unica discussione che ammette è quella nella Direzione del Pd, dove ha una maggioranza che in Bulgaria definirebbero “renziana”, perché non chiedere alla Camera un voto fiduciario?

Pensandoci bene, in effetti, il problema è proprio di fiducia. A prescindere dalle questioni d’aula e dai regolamenti, il tema si incardina sul rapporto fra i parlamentari e l’Esecutivo. Se questo decide di sostituirsi a loro, facendo anche di regole comuni, come quelle elettorali o costituzionali, un affare di governo e di maggioranza, allora questi devono dire se di esso si fidano o meno.

Il fatto, poi, che la discussione sia tutta interna a un solo partito e a gruppi parlamentari espressione del 25% dei tre quarti degli aventi diritto che si sono recati ai seggi nel febbraio del 2013, denota quanto strana sia tutta la faccenda. Insomma, la legge elettorale dovrebbe essere una discussione ampia e coinvolgente, capace di tenere dentro le opinione e le osservazioni dei rappresentanti di tutti gli elettori.

Qui, invece, non si è solamente dinnanzi all’imposizione del volere di una maggioranza parlamentare, cosa di per sé già criticabile in un tema come questo (e infatti, quando lo fece Berlusconi, lo criticammo, e molto), ma a quella di una maggioranza tale esclusivamente all’interno di organismi di partito decisi con un meccanismo lecito e legittimo, ma appannaggio e rappresentativo di una minoranza dell’elettorato, la parte che in tale partito si riconosce, appunto.

E tutti gli altri? Beh, signori: se si è minoritari lo si è per colpe proprie, per una personale vocazione all’irrilevanza o perché si è sfigati e perdenti, e pure gufi e rosiconi; non si vorrà mica tenere in considerazione simili istanze? Vadano a esporle e rivendicarle da un’altra parte, purché sia al di fuori e al di là, delle istituzioni, appannaggio dei vincenti.

Cosa che, credo, in tanti e sempre di più stiano da tempo già facendo autonomamente, come la crescente astensione denota, a proposito di questioni di fiducia e del rapporto di rappresentanza fra eletti ed elettori.

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