Fu proprio per fermare il cambiamento

Non si fermi il cambiamento”, dice il presidente del Pd al segretario dello stesso del partito, dopo che questi ha confermato “piena fiducia in Gianni De Gennaro” e detto che è necessario accertare “le responsabilità politiche”. È antipatico far la parte dei cinici, ma i due esponenti democratici affermano l’ovvio: fu proprio per fermare il cambiamento che i fatti di Genova avvennero, nel 2001, e fu proprio per responsabilità politiche che ci furono. Ecco perché alcune cose e alcune persone sono inamovibili, finché regge lo schema di cui sono parte.

I due Matteo, Renzi e Orfini, essendo entrambi più vecchi di me, dovrebbero ricordare il clima in cui si generò quella che a tutti gli effetti fu una repressione. Ed essendo entrambi più importanti di chi scrive, dovrebbero anche sapere che fu fatta proprio per impedire il radicamento di quei movimenti che chiedevano un cambiamento vero delle cose e dei rapporti di forza fra i dominatori del mondo e i dominati. In quell’occasione, si stroncò un moto sociale che tentava di nascere, e che la politica istituzionale e di governo avversava. Le responsabilità politiche non sono quelle degli ordini dati alla Diaz o a Bolzaneto, ma quelle che determinarono lo scenario nel quale avvennero, e sono tutte imputabili a chi allora vinse sui brandelli di quell’esperienza sociale e che ancora domina e detiene le redini del sistema. E di cui entrambi gli esponenti Pd sono alleati.

Lo dico io perché ancora in me brucia la sconfitta? No, lo dice anche uno come Alfonso Sabella, che all’epoca dei fatti era il responsabile di quella caserma trasformata in “macelleria messicana”, che dichiara in un’intervista a la Repubblica: “È possibile che qualcuno a Genova volesse il morto, ma doveva essere un poliziotto, non un manifestante, per criminalizzare la piazza e metterla a tacere una volta per sempre”.

Metterla a tacere una volta per sempre, magari con un poliziotto morto. A morire, però, fu un manifestante, e allora si decise di spezzare le reni al movimento a colpi di manganello, lontano dalle luci della piazza e nel buio di stanze trasformate, lo dice la corte di Strasburgo, in camere di tortura, in cui la civiltà occidentale e italiana affermò sé stessa ribadendo i valori duri e la violenza della propria barbarie.

Lo sdegno per le innaturali alleanze con i signori della finanza e dell’economia e con i loro sodali che dirigevano chi sferrava i colpi in strada e fra quelle mura, non nasce dal caso. Io Scajola me lo ricordo, ecco perché mi allontano ogni volta che vedo avvicinarsi i suoi uomini, anche solo per votare alle primarie in sostegno della Paita. Io la Banca Mondiale me la ricordo, come le politiche da questa condotte, col favore delle banche centrali del mondo ricco, e i morti per fame che ne sono derivati, ecco perché m’allontano quando ne sento le parole. Io il Fondo monetario internazionale me lo ricordo, e i nomi e i volti di chi lo guidava e lo guida, ecco perché m’allontano quando li vedo mentre spiegano come siano giuste le decisioni prese da chi governa.

Volete i responsabili per sconfiggerli affinché non fermino il cambiamento? Dovevate pensarci prima di allearvi con loro. Certo, per quanto sarebbe più credibile che cammini nuovi li intraprendessero gambe diverse, si può sempre tornare sui propri passi. Ma sinceramente, e pur senza far professione di scetticismo, vedo difficile che chi ha spiegato e spiega, accomodandosi su di essa, come questa segnata da quella repressione sia la strada giusta possa cambiare idea così in profondità.

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