L’isola prima della speranza

Su consunte panche di legno, verdi e marroni,
dopo giorni e giorni di mare, come infiniti e duri
per chi mai di esso aveva visto o saputo il colore,
fra lingue sconosciute, in attesa di prove ignote.
 
E dover spiegare a chi non si capisce cosa chieda
se si è sposati, si ha una famiglia, e non saper parlare.
Ritrovarsi comodi dopo scure notti in terza classe,
e senza nostalgia, che è sentimento per i ricchi.
 
Se il destino era scegliere tra quella grande stanza
o il rischio della propria testa spiccata su un palo,
una vita agre di sudori certi e miseria sicura
 
oppure la speranza d’aver in tasca soldi senza re,
non ebbero dubbi a puntar gli occhi stanchi
sul mondo che si apriva al di là di quella poca acqua.
Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, poesia e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento