Oh ragassi, qui si tifa per voi. Dal salotto

Non perché legga i fondi del caffè, ma quando prevedevo che, fatta la forzatura per la riforma costituzionale e nonostante le critiche della minoranza interna, sulla legge elettorale il presidente del Consiglio ne avrebbe fatta un’altra (anche se immaginavo che potesse avvenire dopo le Regionali, per sfruttarne l’esito favorevole: lui, invece, vorrebbe anticipare il voto, non so se per propiziare quel risultato o perché teme che non sia così fausto), ci avevo preso, e semplicemente guardando a come si è mosso tutte le altre volte.

Renzi vuole chiudere sull’Italicum, e senza modifiche, prima della tornata amministrativa. E, col suo stile ormai noto, la porrà al Pd come una questione del tipo “prendere o lasciare”, trasformando il Nazareno nell’O.K. Corral il prossimo lunedì. Quella Direzione di partito in cui lui non ha, com’è naturale, la maggioranza ma, tra renzisti effettivi e renziani di complemento, praticamente il dominio assoluto sancito da numeri schiaccianti, sarà chiamata a far la ola per le sue decisioni, che i parlamentari dovrebbero poi (vincolati da tale mandato, immagino) esclusivamente ratificare nei lavori d’aula. E le minoranze interne che proprio nella legge elettorale fissavano la loro linea del Piave, che faranno?

Insomma, dato che, Bersani in testa, un po’ tutti nella sedicente sinistra Pd avevano parlato di “combinato disposto fra Italicum e riforme della Costituzione pericoloso per la democrazia”, “rischi per l’assetto istituzionale”, “leggi assolutamente da cambiare”, pena il loro non voto, ora che Renzi dice “scordatevi i cambiamenti, e correte, che i testi approvati mi servono prima delle elezioni di primavera”, si opporranno strenuamente, giusto? Fino a votare contro, vero? Al punto da rischiare di assestare davvero quei “colpi che lasciano il segno” di cui parlava D’Alema?

Che dire: si annuncia un bello spettacolo, e forse la sfida della vita per tutta una fetta di partito più abituata ai penultimatum che alle azioni consequenziali. In ogni caso, sarà interessante come un match avvincente. E siccome a molti di quelli che fanno la politica non interessa affatto la partecipazione degli altri, ai tanti che, in quella stessa logica, dovrebbero limitarsi a guardarla, applaudirla e votarla nelle urne o nei gazebo, non rimane che sedersi sul divano e accendere la tv.

Comunque, “forza campioni”. Anzi: “oh ragassi, qui si tiene e si tifa per voi. Non vorrete mica dar ragione a quel tipo strano, quel tale che scrive sul suo blog, e che (eresia!) ragionando più da elettore che da dirigente, già ironizza sul vostro sempre puntuale dar battaglia, ma ogni volta per la prossima?”.

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