Bastava non votarle

L’intervista che alcuni giorni fa Bersani ha rilasciato ad Avvenire mi è piaciuta, e molto. Ho riscoperto il politico che avevo imparato ad apprezzare, quello per cui decisi, dopo la sua vittoria al congresso del 2009, di prendere la tessera del Pd. Le parole, i temi, gli argomenti: un discorso importante, controcorrente e di spessore, in una stagione che sprizza vacuità a ogni tweet sospinto. E però, quanto sarebbe stato bello se a quelle dichiarazioni fosse seguito qualcosa.

Perché in questi giorni, da quella parte della minoranza dem che fu di sinistra, ne abbiamo sentite tante, troppe di quelle parole. Toni decisi, prese di posizione forti, interventi a tratti ultimativi: “basta forzature”, “basta imposizioni”, “basta con il continuo non rispetto delle decisioni dei gruppi parlamentari e degli organi di partito”. Bastava non votare. No, dico, a un certo punto, se per esempio, come dice Bersani, “il combinato disposto tra norme costituzionali e legge elettorale rompe l’equilibrio democratico”, allora, per scongiurare il pericolo, meglio sarebbe stato non votare né l’una né le altre, e non averle approvate per un non chiaro senso di responsabilità (verso chi?), per poi rimandare a un passaggio successivo la loro correzione.

Ciò che vale per l’Italicum (peraltro anch’esso già votato un anno fa alla Camera dagli stessi che adesso lo criticano in una versione decisamente peggiore dell’attuale) e la riforma della Costituzione della competente coppia Boschi-Verdini, vale pure per il Jobs Act, di cui, quella minoranza, prima ha ratificato una delega in bianco all’Esecutivo, e poi s’è stupita che questa fosse, appunto, in bianco, cioè che non impegnasse il Governo su nessun preciso obiettivo o entro determinati binari.

Solo che, quando qualcuno diceva che era meglio non acconsentire a simili proposte, proprio da quelle aree che ora si dicono indisponibili ad accettare tali stravolgimenti, ripromettendosi di votare contro, ma dopo, non adesso (che poi, se non mentre si approva, quand’è che voti contro un provvedimento?), venivano strali sull’irresponsabilità dei dissidenti e sermoni sulla “lealtà alla ditta”.

Oh, ragassi, non è che si può andare in balera e poi lamentarsi che ci sia la musica a volume alto. Detta fuori dal bersanian-crozziano, questo è Renzi, e queste le cose che vuole fare: riforme costituzionali ed elettorali per realizzare quella che l’ex segretario del Pd chiama “democrazia ipermaggioritaria”, facilitazione dei licenziamenti, anche, se non soprattutto, collettivi, per dare più libertà agli imprenditori, marginalizzazione dei corpi intermedi, rafforzamento del ruolo del capo nel primato della governabilità sulla rappresentanza, riduzione del pluralismo interno ed esterno, tacitazione del dissenso, il tutto volto a perseguire un modello di gestione del potere fondato su una sorta di rapporto diretto e non mediato fra leader e popolo.

Tutte cose che, nell’intervista citata, Bersani individua bene e con puntualità. La domanda, semmai, non riguarda l’analisi del problema, ma la risposta che a esso si vuole dare. Perché, o quelle cose che si dicono si pensano davvero, e quindi si agisce concretamente per cambiare e fermare le decisioni assunte da chi guida partito e Paese, non nascondendosi con protervia dietro il “non ci sono alternative”, oppure esse vanno bene così come sono e per questo, così come sono, le si sostiene, le si approva e le si vota, senza chiacchiere inutili, perché altro da dire non c’è.

Lo so che può apparire ingeneroso verso la storia di personalità come Bersani, ma altre vie non ci sono. E se siamo a questo bivio e non da un’altra parte, è anche perché, lungo quella storia, spesso i nodi non si sono voluti affrontare con la necessaria consequenzialità.

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1 risposta a Bastava non votarle

  1. Giuseppe scrive:

    Sono stato l’altro giorno , qui a Udine, a sentire Bersani. Intendiamoci, proprio niente di nuovo. Ma condivisibile. E poi ? quali sono i comportamenti conseguenti ? che la “ditta” è come la mamma, non la si lascia mai nemmeno se il Padrone della ditta andasse a letto con tua moglie.

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