I professionisti della tartina

Ci mancavano, nel caleidoscopio immaginifico del giovane premier, dopo gufi e rosiconi, gattopardi paludati e sciacalli paludosi, professoroni e professorini, i professionisti della tartina. Esseri strani, spiega il presidente del Consiglio, che si aggirano in grigio alla sera intorno fra i tavoli dei buffet durante i convegni, discutendo dei problemi del Paese nel mentre parlano delle loro ricche vacanze.

Gente dai modi raffinati, che non cela affatto il proprio status abbiente e pontifica, dall’alto delle proprie ricchezze e dei suoi redditi, su questioni che conosce solo per sentito dire, non essendosi mai trovata a doversi confrontare direttamente con la loro soluzione.

Come potranno mai essere simpatiche simili figure? E infatti, non lo sono. Servono, però, a Renzi, cambiando registro, per aumentare l’effetto di far apparire quelli che si oppongono al suo fare sotto una luce sinistra e cupa. Lui sta “col popolo”, dove “si lavora” e ci si “spacca la schiena”, gli altri spiccano il volo solo al calar della sera e sperano che tutto vada male per dire, fra un convengo e una tartina, “l’avevamo detto”.

C’è però qualcosa che non funziona in questa narrazione. Il fatto che, a dubitare delle magnifiche sorti e progressive del mondo in era renziana, non sono solamente abitué dei salotti buoni, ma pure persone comuni. E la ripetizione stanca del “il 41% degli italiani è con noi”, non va più bene, nemmeno per i titoli dei giornali, semplicemente, perché non è vera.

In quel quarantunopercento, c’è anche chi contesta la visione assolutista del leader salvatore e capace, ci sono molti di quei sindacalisti visti come il male dell’Italia, alcuni di quei politici accusati di voler “fermare il cambiamento”, tantissimi di quei cittadini che hanno sì avuto gli 80 euro, ma pure il blocco dello stipendio. E poi ci sono tutti gli altri, i trentotto milioni di italiani che non hanno votato per il “partito di Renzi”, di cui quasi venti sono rimasti a casa, molti di più degli 11 che han scelto il Pd, anche perché, davvero, “non c’erano alternative”, non credibili almeno.

Seriamente, ma che roba è? Io critico molte cose di questo Governo, ma non sono uso ad addentar tartine e, sicuramente, non discutendo delle mie ricche vacanze; è più facile che quei professionisti si trovino tra quelli che l’Esecutivo lo sostengono, anche in Parlamento.

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