E voi, perché vorreste sbagliare ora?

“Più flessibilità nei conti pubblici per sostenere l’economia e favorirne la ripresa”, “il vincolo di bilancio è un limite insostenibile, anacronistico, sbagliato”, “bisogna liberarsi dall’assillo del 3% e del pareggio a tutti i costi imposto dagli oltranzisti del rigore”, eccetera, eccetera, eccetera. Quante volte avete sentito affermazioni come queste provenire dai politici dell’attuale maggioranza, che poi era la stessa di prima e di prima ancora?

Tantissime, lo so. E tantissime volte avrete pensato pure: “ma perché, allora, le avete votate quelle norme? E soprattutto, perché adesso non le cambiate, votando per abolirle subito?”. Perché è normale dire a chi s’accorge solo dopo d’aver fatto una stupidaggine, sebbene in molti gli dicevano anche prima che fosse tale, “ben svegliato”. Ma lo è altrettanto chiederli, se ancora si ritiene quella un errore, “se puoi, rimedia”.

A me Fassina non è mai stato molto simpatico, per usare le personalistiche categorie del politico moderne, lo ammetto: ne riconosco le competenze, ma ne ho spesso sottolineato le incongruenze logiche e le incoerenze pratiche. Così come non mi sono mai piaciute le svolte pirotecniche di quelli che, ieri, votavano cose come il Fiscal compact o la “riforma Fornero” e oggi ne disconoscono la responsabilità. E a questi, non serve nemmeno dire, a propria discolpa, “non ero parlamentare quando sono state approvate”, sebbene è vero che né Stefano Fassina, né Alfredo D’Attorre, lo fossero all’epoca.

Però, se entrambi pensano di presentare alla Camera un emendamento al ddl di riforma costituzionale in tema di Senato e Titolo V, per chiedere un allentamento dei vincoli sul pareggio di bilancio inseriti in Costituzione, escludendo dal calcolo del deficit gli investimenti in infrastrutture, quanti ritengono che quell’estrema rigidità sia un impegno irrazionale e soffocante per il Paese, quantomeno ne dovrebbero sostenere le ragioni da cui muove l’impianto del testo, più che ricercare le possibili colpe dei suoi latori in azioni, pensieri, parole, opere e omissioni.

Curiosamente, invece, accade il contrario. Tutti, a chiacchiere, ritengono sbagliate quelle modifiche apportate agli articoli 81, 97, 117 e 119  della Carta costituzionale nella stagione del Governo Monti, ma pochi, nei fatti, sono disposti a cambiarle davvero. Col singolare paradosso che, in tanti, si limitano a criticare i presentatori della modifica a quelle modifiche con laconici “dov’eravate quando quel problema veniva creato”, rendendosi così responsabili della mancata azione riparatrice che pure, e ancora, si potrebbe fare.

A mero titolo d’esempio, prendo il commento all’azione dei due deputati del Pd fatto da un renziano della prima ora come Roberto Giachetti. In un tweet, il vice presidente dell’aula di Montecitorio ricorda che il pareggio di bilancio “nel 2012 fu votato dal Pd con Bersani Segretario e Fassina Responsabile economia. Il ritorno dei compagni che sbagliano?!”, chiudendo con un sarcastico hashtag: #contrordinecompagni.

Già, quei compagni hanno sbagliato. Hanno sbagliato ad adeguarsi allora alle richieste della destra liberista per quanto riguarda le ragioni di bilancio, e magari solo per dimostrarsi, agli occhi dei poteri economici, in grado di assumere le responsabilità di governo. E forse sbagliano ancora, nel ritenere quello dell’equilibrio dei conti pubblici e della maggiore flessibilità un terreno sul quale mettere in difficoltà Renzi e il suo esecutivo.

Però, rimaniamo al punto e all’oggetto della discussione: il Fiscal compact è o non è un obbligo troppo stringente che, in particolar modo nell’attuale contesto, danneggia l’Italia riducendo le possibilità d’azione del Governo per tentare di determinare un concreto rilancio dell’economia? Se sì, dunque, chi lo ha approvato nel 2012, come ricorda Giachetti, ha sbagliato.

Ma non sbaglia di meno chi oggi potrebbe provare a cambiarlo e non lo fa. In pratica, voi che contestate l’errore di quelli che lo votarono due anni fa, perché vorreste sbagliare ora, e di più, non cercando di porre rimedio a quell’errore?

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