L’egemonica demagogia

«I Costituenti», scrivono i firmatari di un appello lanciato da +Europa contro il progetto di revisione esclusivamente numerica della Costituzione, «scelsero un numero alto di parlamentari perché il pluralismo politico italiano trovasse un’ampia rappresentanza in Parlamento. Oggi sarebbe anche possibile ridurre quel numero, ma non si può né accettare che la ragione di tale riforma poggi sull’irrisorio risparmio che determinerebbe (poche decine di milioni l’anno) e, men che meno, sull’esigenza di certificare, con una sorta di sacrificio esemplare, il disprezzo per il Parlamento e per la democrazia rappresentativa esibito dallo schieramento populista».

Al sodalizio guidato da Della Vedova e Bonino non mi unisce nulla. Ai sottoscrittori di quel manifesto – a qualcuno particolarmente – un po’ di più. Ma le cose che lì si leggono sono giuste: una modifica costituzionale centrata solo sulla riduzione del numero dei parlamentari, senza altre modifiche all’assetto e al funzionamento del complesso rappresentativo e istituzionale, è di fatto una mera amputazione. Peggio, è un provvedimento che nasce sotto un’unica luce ed esclusivamente in una prospettiva: quella demagogia di delegittimazione del Parlamento e delle sue attribuzioni. Non c’è lì una riforma di sistema, c’è solo la traduzione in norma dell’idea che 345 parlamentari siano superflui (compresi uno ogni tre di quelli che l’hanno votata, ne consegue) e che la democrazia rappresentativa costi troppo. Punto. E il Pd, a questa logica che è da sempre il core business della demagogia grillina, si piega senza battere ciglio e senza aggiungere alcuna riflessione.

Riducendo il numero dei parlamentari, come fanno notare pure i firmatari dell’appello di +Europa, aumenteranno, nei fatti, le soglie di accesso per il Senato, ben oltre i limiti previsti dalla legge elettorale, riducendo, di conseguenza, il pluralismo in quella camera; se ne preoccupano al Nazareno? Inoltre, tagliando un terzo dei parlamentari e lasciando invariato il meccanismo di elezione del presidente della Repubblica, il peso dei delegati regionali aumenterà; è un effetto voluto o non se ne sono accorti? E ai sempre attenti e competenti deputati e senatori dem, va bene o non interessa affatto?  

Il lato triste in tutta questa vicenda (come se non bastassero quelli più preoccupanti o approssimativi) è infatti proprio il farsi egemonia dell’approccio demagogico ai problemi. Con la resistenza offerta dal burro a una lama calda, i rappresentanti di forze politiche che vantano lunghe e rispettabili tradizioni si piegano al vento populista che persegue, lui sì, uno schema ideologico chiaro, fatto di disintermediazione e progressiva eliminazione dei corpi intermedi, partiti compresi, in una palingenetica attuazione di processi mai meglio chiariti di democrazia diretta. E il tutto avviene senza uno straccio di riflessione, senza un briciolo di approfondimento, senza un alito di dibattito.

Così, tanto per dar in pasto qualcosa a qualcuno di bocca buona.

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