Se non fossero figure tristi, ci sarebbe da ridere

Il più cinico è Paolo Romani: «Noi andremo molto bene ma la prego, facciamo passare prima la legge… Perché spaventare adesso i parlamentari del Pd?». Il meno fine, Stefano Esposito: «Lo sanno tutti che nei collegi del Nord non prenderemo neanche un seggio, o quasi, e chi dice una cosa diversa vende cubetti di ghiaccio al Polo Sud». Poi c’è il lapalissiano Giorgio Tonini: «Il Rosatellum favorisce la coalizione di centrodestra, per la semplice ragione che loro una coalizione ce l’hanno». E ancora, il ricercato Gaetano Quagliariello: «Non capisco ancora perché ci hanno fatto questo regalo. Lo sa che von Hayek parlava di presunzione fatale? Ecco, la presunzione di Renzi è l’unica spiegazione possibile».

Nella caleidoscopica ricostruzione di Tommaso Ciriaco per La Repubblica ci sono tutte le figure di quella che potrebbe essere una farsa divertente, se non fossero tristi quelli che la interpretano. A leggere gli scenari possibili, fra l’incredulità dell’ideatore, la nuova legge elettorale potrebbe essere un gentile omaggio del Pd al centrodestra, col primo a rimetterci in favore del secondo. E siccome è improbabile che sia frutto di uno scatto di disinteressata generosità, davvero vien da pensare che quem Iuppiter vult perdere, dementat prius. Qui, dicevo, il riso potrebbe vincere. Però, pensandoci meglio, ed è lì che si annida la mestizia delle circostanze, siccome i conti non possono non averli fatti, e sanno che saranno di meno, l’unica spiegazione per questa fede cieca dimostrata nel capo è che ciascuno di loro pensa di poter essere fra quelli eletti proprio in virtù dell’estremo atto di fede nel capo praticato con quel voto, appunto, di fiducia.

Dopotutto, per molti di loro, quello che fanno è solo un mestiere, se non l’unico impiego che hanno. E nel lavoro può capitare di fare cose di cui non si è convinti, persino potenzialmente dannose per sé stessi, se si teme che altrimenti si potrebbe perdere completamente quel che dà da campare. Se a questo ci aggiungiamo quanto un loro collega che il Rosatellum non ha votato disse un po’ di tempo fa, il quadro assume contorni più definiti. Gianni Cuperlo, nello studio della Gruber (dal dodicesimo minuto a poco oltre il tredicesimo del video linkato), spiegava: «purtroppo, ahinoi, la politica, intesa come l’accesso alle cariche elettive, alla rappresentanza nelle istituzioni, in un Paese sostanzialmente fermo da anni, è divenuto uno dei residui elementi di mobilità sociale. Prendete un ragazzo di trent’anni che va avanti a contratti precari o che ha fatto magari un dottorato, fategli fare le “primariette”, “Viva i giovani! La gioventù è bella! La gioventù cambia tutto!”; in un mese, due mesi, transita da un contratto precario allo stipendio da parlamentare. È una scommessa che vale una vita per tanti. Se la politica si riduce a questo, abbiamo finito».

E io, rispetto a lui, sono anche meno ottimista.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento