Proprio perché contrasto terrorismi e dittature non me la sento di respingerne le vittime

Quanti morti a Khan Sheikhun? Quanti in tutta la Siria? Quanti erano solamente bambini, che ora piangiamo ma contro cui emettiamo bandi, stendiamo reticolati, erigiamo muri? Tremano le mani nel pensarlo, a leggere che l’Unicef parla di fine dell’umanità, a immaginare cosa voglia dire spegnersi soffocati da un gas e non capire perché nessuno riesca ad aiutarti, perché quelli che dovrebbero tenerti in braccio non ci siano, perché alle tue lacrime nessuno dia sollievo. La guerra è questa roba qua: pensiamoci ogni volta che ne parliamo, se non altro, servirà ad abbassare la voce nel farlo. E la guerra non è una soluzione, è il problema. Quanto erano simili le immagini dell’altra mattina, dei missili in partenza dalle navi nel Mediterraneo, a quelle che ricordo con identiche luci e colori, di quasi trent’anni fa nel Golfo Persico? E non sono le stesse terre a essere ancora martoriate? Cosa si è ottenuto riempiendole di bombe?

E ancora, chi ha usato le armi chimiche? Assad? I ribelli che le avevano stipate nei depositi? I terroristi? E una volta saputolo, cosa cambierebbe per quei morti? Cosa risolveranno i missili americani? Il punto è questo: che la guerra uccide. «Sono d’accordo», mi scrive un amico commentando la mia tristezza, «però vorrei vederti altrettanto attento a condannare l’Isis». E un altro: «tu cosa faresti, come contrasteresti un regime cruento come quello di Assad». Già, l’Isis. Certo, Assad. Come se non fosse perché contrasto il terrorismo crudele, dell’Isis o delle sue propaggini ed emuli dall’Asia all’Africa, dai resti di Al Qaeda fra Afghanistan e Pakistan alle milizie di Boko Haram in Nigeria, o le dittature feroci, dai appesi appena fuori dall’uscio di casa fino alle lande più lontane, che non so stare dalla parte di quanti vorrebbero ancora colpire le loro vittime, quelle che da orrori simili e tali crudeltà fuggono e cercano di sopravvivere alla propria sorte, perché quel «casa loro» evocato quale randello e soluzione non è altro che una terra disperatamente devastata.

Mi arrendo, fratelli miei carissimi. A cercare di capire cosa stia succedendo, a tentare di spiegare per quale motivo sembri tutto impazzito nella tragica rincorsa a chi pensa con più forza a se stesso e solo per sé. Io non so che dire, non so trovare la voce per sovrastare le urla arrabbiate, non so usare le parole giuste per far ascoltare i vostri pianti. Posso solo unire a questi il mio, chiedendovi infinitamente scusa se non riesco a fare altro.

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