La realtà che spiega l’accaduto

No, non mi sento dalla parte dei vincitori: a vincere è stata la Costituzione, che sarà di tutti come di tutti è stata fino a ora, non certo di una parte sola, ancora più vero se a votare è, com’è stato, il 70% degli elettori. E così, non mi sentirete festeggiare non perché non sia contento del risultato, ma per rispetto di quelli che hanno sostenuto tesi diverse dalle mie. Ciò detto, un po’ di analisi su quanto è accaduto e sul perché le cose siano andate diversamente rispetto a quello che il Governo si augurava e, in fondo, dava per certo, almeno all’inizio della campagna elettorale, credo sia doverosa e necessaria.

Ha giocato un aspetto “anti Renzi” nel voto di ieri? Temo di sì. Temo, perché avrei preferito che la questione rimanesse nell’alveo del suo essere, il dettato costituzionale. Ma era inevitabile che quell’esondazione a tutto campo avvenisse, dato che lo stesso Renzi ne aveva fatto il giudizio finale, e fatale, su di lui (che, dico subito, non ha alcuna responsabilità tale da espiare con le dimissioni; poi, faccia quel che vuole). E allora, perché non c’è stato quel trionfo nelle urne che i dati molte (troppe) volte ripetuti e vantati dal Governo avrebbero dovuto giustificare? Banalmente, perché quei dati non raccontano la realtà.

Le ultime rilevazioni Istat segnano una diminuzione della disoccupazione, anche giovanile. Al contempo,  registrano pure un calo del numero degli occupati. E da tempo, l’andamento dei flussi migratori, ricomincia a vedere l’Italia come luogo di partenza, non di arrivo; da qui si parte, per cercare fortuna all’estero, e non sempre per trovare lavori prestigiosi, ma semplici occupazioni per poter sopravvivere. Non inganni il voto Oltreconfine; non di rado, gli emigrati recenti, provano così tanto disamore per la terra d’origine da disinteressarsene, mentre a votare vanno quelli di più lunga data o chi di cui tutto si può dire, fuorché che sia partito per disperazione. E qui rimangono famiglie colpite, oltreché da tutto il resto, pure da quel dolore del distacco. Ecco perché quel voto non ha dato il responso che i governanti si aspettavano: perché è anche contro di loro che è stato espresso, contro la boria degli primi agita come accusa verso gli ultimi, contro la presunzione d’aver capito quello che nemmeno da lontano avevano compreso.

«Le offro», disse un rampante D’Alema a un perplesso Berslusconi in un Ballarò di più di una decina d’anni fa, «una chiave interpretativa per capire il voto del Sud. Il fatto che ci siano meno disoccupati iscritti nel collocamento del Sud è spiegato dal triste riproporsi del fenomeno dell’immigrazione interna. Sono 120 mila i giovani che nell’ultimo anno sono andati a lavorare nel Nord. Nel sud, si sono persi 72mila posti di lavoro. La verità è che i giovani meridionali hanno perso la speranza di trovare un posto di lavoro». Per questo, allora, non l’avevano votato.

Ora che su quel fronte l’Italia è unita, la conseguenza emerge dalle urne.

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