La ricerca del Trump in loro. Ovvero, del populismo omeopatico

Similia similibus curantur, i simili si curano con i simili. Secondo l’omeopatia, disciplina fondata  nella prima metà del diciannovesimo secolo dal medico tedesco Samuel Hahnemann, è questo il principio guida per la sanità dei corpi degli uomini. Forse, immagino, qualcuno deve aver pensato che possa valere anche per altre cose umane, come la politica. Non si spiegherebbe altrimenti il ricorso alla demagogia per battere i demagoghi di cui è piena la scena attuale. C’è però un problema non di poco conto: scientificamente, mai nessuno ha dimostrato la validità delle teorie di Hahnemann. E credo che pure se ci applicassimo all’analisi delle loro omologhe declinazioni politiche, ci troveremmo davanti a un’evidenza dei fatti fortemente contraddittoria rispetto alle tesi omeopatiche da cui muovono.

Ricapitoliamo: per far argine al populismo, si diceva, e per ergere contro di esso un valido baluardo, si decise, qui in Italia, di avviare il nuovo corso della politica che va veloce verso il domani e di fare le riforme a spron battuto, senza star troppo a sottilizzare. Ma per renderle meglio appetibili, qualcuno ha pensato di cominciare a condirle con un pizzico di sentimento antipolitico. «Che sarà mai uno slogan che inviti a votare contro i politici e il loro numero», devono essersi detti alcuni professionisti della politica (la contraddizione, per sua natura, è “in termini”, si sa). Ma poi, presi nel crescendo della propaganda, si è pensato di accelerare, e allora via all’argomento degli argomenti (in quella dimensione, s’intende): votate per noi, ché la “casta” sono loro. Solo che, come si diceva, gli elementi scientifici e provabili dei rimedi omeopatici sono tutti da confermare. E così, sull’onda del “si può togliere di più”, arriva Trump, quello vero, quello in sé, non quello in voi, per riprendere una battuta del Signor G., e sbaraglia tutti e tutto: « Per svolgere il mio lavoro di Presidente degli Stati Uniti ho deciso di rinunciare ai 400 mila dollari di stipendio, ne percepirò solamente uno».

Perché il populismo, quello vero, devi saperlo combattere. Se lo scimmiotti, rischi di perdere, dato che chi lo pratica spesso ha più strumenti di te. E risorse, quelle vere. Così, fatto argomento politico il tema della riduzione dei costi e degli stipendi (che poi sarebbero indennità, ma lasciamo stare) dei politici, allora è normale che la battaglia sia sul chi tagli di più. E cosa c’è “di più” che rinunciarci del tutto? Nulla, infatti.

Solo che così, su quell’argomento, possono giocare solo quanti appartengano a una specifica fascia di popolazione, e per gli altri rimarrebbe al massimo il tifo. E viene meno il senso per cui, proprio per dar accesso alle cariche pubbliche a tutti, quelle indennità furono previste. Si può discutere sul quanto, certamente, e sarebbe opportuno farlo, ma qui si è sul se dare quegli emolumenti, e ormai il gioco è compromesso.

Forse è solo perché sono vecchio, intendiamoci, e perciò penso che chi faccia politica debba essere pagato, e bene, che i partiti debbano essere finanziati con fondi pubblici, perché altrimenti alle cene e alle sottoscrizioni per i potenti potrebbe esserci la fila, mentre pochi e poco potrebbero ricevere le opposizioni (a meno che non siano sostenute da ricchi interessati a prendere il potere in mano ai rivali, ovvio), e che persino i vitalizi siano importanti, per sottrarre i più deboli al ricatto della rielezione. Eppure, se guardo a quel che accade, ai toni dei protagonisti dell’anti-establishment alla Trump e dell’establishment alla Renzi, credo che il populismo abbia già vinto: si è fatto egemonia.

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1 risposta a La ricerca del Trump in loro. Ovvero, del populismo omeopatico

  1. Enrica scrive:

    Con tutto il rispetto per chi crede in questo metodo di cura, io concordo invece con il Prof. Silvio Garattini che, nel suo libro “Acqua fresca?” , mette in luce l’inutilità dei farmaci omeopatici.

    Ebbene “Similia similibus curantur” sembra non funzioni nemmeno in politica.

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