Saranno finiti i post-it

Ora, io dalla peggiore classe dirigente che ricordi (e non sono giovanissimo, pensate che ho solo due anni meno del segretario del Pd), non mi aspettavo nulla di diverso. Così come da Renzi, uno che quando lo critichi in tv ci rimane male, e se lo segna (incidentalmente, capita poi che l’autore della critica cambi posto di lavoro; succede). Però il silenzio assoluto di giornali, artisti e intellettuali rispetto a quello che accade in tema di libertà di stampa e parola, sinceramente, mi ha stupito.

La maggioranza approva una legge che in altri tempi si sarebbe definita “bavaglio” e non dissimile da quella che aveva tentato Berlusconi, e invece di trovare le prime pagine dei giornali listate a lutto come avvenne allora, nulla, o quasi, dato che per trovare la notizia bisogna cercare a metà giornale, in fondo pagina. Il capo del Governo se la prende con i talk show (e con motivi di attacco che addirittura superano la natura di quelli che mossero il suo predecessore sul tema, dato che allora si lamentavano le troppe contestazioni, oggi i pochi ossequi), e nessuno difende i giornalisti, tantomeno i giornalisti stessi.

Devo dire che non raramente i programmi con dibattiti in studio ci mettono del loro nel farsi superare dalle repliche di Rambo, ma non è argomento da presidente del Consiglio dei ministri, come non lo era quando Berlusconi giudicava inappropriati al servizio pubblico Biagi, Santoro e Luttazzi. Inoltre, gli ascolti alle volte cadono anche per colpa degli ospiti. Prendiamo martedì scoro: già il fatto che ci siano due programmi alla stessa ora simili per contenuti e target non aiuta, ma poi se su uno ci trovi Lupi e sull’altro la De Micheli, può succedere di esser presi dalla voglia di riascoltare quel “Murdock… sono io che vengo a prenderti!”.

E niente, si cambia la Costituzione e invece di fare i girotondi, come l’altra volta, si gioca a nascondino. Si attaccano i giornalisti e gli artisti (ricordate le reazioni scomposte di importanti esponenti dem come Dario Ginefra e Pina Picerno – nessuna ironia, e comunque non li ho scelti io – alle parole di Pelù al Concertone del 2014?), e non si trovano loro colleghi disposti a prenderne le parti, si convoca in Commissione di vigilanza Rai un direttore di rete perché non sono piaciuti toni e ospiti in un programma politico, e scatta la consegna del silenzio.

Liberi di pensarla come volete sul Governo e sull’attuale maggioranza, però ricordatevi del principio della rana bollita di Chomsky.

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