Che poi, masochista è un’altra cosa

Sacher-Masoch (che sia chiamava Leopold, ché alle volte le storie paiono narrate da commediografi greci) era uno scrittore con un chiodo fisso: la sua personale perversione sessuale. Non ci poteva far nulla, ogni suo romanzo, gira e gira, finiva sempre a parlare di quello. Tale particolare propensione e le dinamiche dei rapporti di coppia che lui descriveva (e che ovviamente non spiego, dato che non so a che ora leggerete questo post), l’hanno tramandato alla storia non per le doti letterarie, ma per il nome che dal suo fu derivato e assegnato a un particolare tipo di turba della psiche e del comportamento: il masochismo, appunto.

Grazie all’esuberanza verbale del giovane presidente del Consiglio e capo del Governo, ora quell’anomalia del singolo diventa categoria del politico. E così, secondo Renzi, una certa parte della forza politica che guida e della società a cui dovrebbe rivolgersi, può essere definita “sinistra masochista”, quella che, secondo lui, ama perdere e favorire la destra, e per questo esce dal Pd o a questo oppone liste e candidature alternative.

Ora, però, a parte che se uno non vuole rianimare la destra, magari non ci si allea e non ci stringe patti e accordi, ma la tipologia caratteriale che va sotto il nome di “masochismo” è propria di quanti sono pervasi e vinti dal desiderio di essere sottomessi al dominio di qualcuno che, di lui o di lei, possa fare quello che vuole. Tecnicamente, chi se ne va per non sopportare più, non è masochista.

Quasi viene da pensare che Renzi vorrebbe che tutta la sinistra fosse masochista. Cioè, che amasse essere dileggiata in pubblico, costretta a votare per tutto quello che diceva non avrebbero mai fatto o che proprio combatteva, spendersi in lungo e in largo per sostenere il contrario di quanto sosteneva il giorno prima, urlare alla “violenza del Governo sul Parlamento” o al “rischio di rottura dell’equilibrio democratico”, e poi rimanere a dar supporto a chi l’una e l’altra cosa impone, definisce e costringe a votare.

E poi, semplicemente, ci sono quelli che non sono disposti a soffrire per la gioia di altri, né traggono piacere dalle pene che gli vengono inflitte. E se possono, e sono liberi abbastanza per farlo, dinanzi a chi in quel modo intende la relazione, semplicemente, salutano, prendono commiato e vanno via. Ma soprattutto, non hanno la minima voglia, nessuna intenzione o alcun interesse a far passere, con il loro contributo, sostegno o voto, quelle cose che giudicavano e giudicano ancora sbagliate.

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