Elettoralmente, l’estetista paga

Non c’è niente da fare: andare dall’estetista tutte le settimane, paga. Lo dico senza malizia e semplificando il concetto al massimo, ma è indubbio che prendersi cura del proprio aspetto ha ricadute positive sull’appeal elettorale del candidato.

Francamente, io non conoscevo e non conosco, dato che non sono elettore in quella regione, gli altri due candidati alle primarie in Veneto. Però dopo il tono e il tenore dell’intervista rilasciata da Alessandra Moretti al Corriere della sera, probabilmente avrei votato per uno di loro. Ancora più, sempre se fossi stato un elettore veneto del Pd, pensando al fatto che appena qualche mese fa, la stessa mi aveva chiesto un voto per il Parlamento europeo, che ora si candida ad abbandonare, e meno di due anni fa, per quello italiano, che ha già lasciato.

Insomma, difficilmente avrei potuto votare per una candidata che potrebbe adottare come slogan “fosse anche solo per sei mesi, sarò la presidente di tutti”. Soprattutto, dopo la singolare modestia dimostrata in quel colloquio con i giornalisti di via Solferino.

Ma oltre il 66% dei quasi quarantamila elettori che si sono recati ai seggi allestiti per le primarie, hanno scelto lei e non uno degli altri due candidati. Il verdetto democratico non è sindacabile, e a nulla vale discutere sulla partecipazione che, seppur bassa, tale era per tutti. Evidentemente, quella che a me è apparsa spocchia insopportabile, la sua autodefinizione di politica “dallo stile ladylike, bella, intelligente e brava”, ai due terzi è invece apparsa il miglior spot elettorale possibile.

Ne prendo atto, di questo e dello stato attuale della democrazia. Per carità, non è un giudizio di valore su quello stato ma, appunto, una presa d’atto: semplicemente quantitativa, asetticamente oggettiva, arrendevolmente non critica.

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