La nemesi

Pensandoci bene, cos’altro ha fatto il Grande Rottamatore se non gufare contro chi era al governo, del Paese o del partito, contro quelli che erano chiamati ad amministrare e guidare l’uno e l’altro? Al tempo, intendo, in cui egli non era ancora giunto nell’unico posto che per lui conta davvero: al potere.

Tutto andava cambiato, ogni cosa era sbagliata, qualsiasi decisione errata, per il solo motivo d’essere presa da quelli che c’erano prima di lui. In effetti, le cose che Renzi criticava quando le facevano gli altri, dalle larghe intese fino ai patti con Berlusconi, passando per la difesa dell’indifendibile Alfano, le sta facendo tutte e di nuovo, e molte decisamente peggio. L’unica differenza è che adesso a farle è lui e, probabilmente mutuando le categorie ermeneutiche dai sentimenti che provava quando quelle stesse cose le vedeva fare da altri, chiama “rosiconi” coloro che si permettono di criticarlo.

Solo che, curiosamente, è proprio in questo modo che gli antichi dicevano che spesso e volentieri lavorasse Nemesi, ritorcendo sulle sue vittime quello che essi avevano fatto agli altri. Detta con altre parole, tutto ciò è un po’ quello che diceva Shylock nel suo monologo. Parafrasando il mercante di Venezia, infatti, verrebbe da dire: “Matteo, ci hai insegnato a criticare tutto quello che facevano gli altri prima di te; come puoi stupirti se ora, da bravi allievi, cerchiamo di superare il maestro e critichiamo ogni cosa che fai tu?”.

Se gufano o rosicano quelli che ti criticano oggi, dunque anche tu gufavi e rosicavi fino a ieri, e quella tensione alla rottamazione, altro non era che invidia e rancore. Diversamente, se la tua era la giusta ambizione a cambiare le cose nel verso che credevi opportuno e necessario (stranamente, però, molto simile a quello precedente), perché non dovrebbero essere altrettanto legittime le aspettative e le idee di quanti oggi vorrebbero fare le cose differentemente da come le fai tu?

Vedi, caro segretario del Pd e spettabile capo del Governo, quando eri all’opposizione o minoranza hai così tanto avvelenato il clima, che è normale che qualcuno provi a restituirti un po’ della tua violenza nei rapporti interpersonali e fra le parti. Dall’hashtag perfido #enricostaisereno fino ai tanti, troppi, attacchi, pure personali, a quanti sono arrivati o c’erano in passato, ai sindacati, agli antagonisti interni ed esterni, hai seminato vento in lungo e in largo; vederti stupito nel dover raccogliere tempesta è davvero stupefacente. Se non era questa ciò che speravi e volevi mietere, perché hai sparso quello con abili e possenti gesti?

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2 risposte a La nemesi

  1. nonunacosaseria scrive:

    per numerosi dei provvedimenti adottati da questo governo, dovremo attendere ancora un po’ di tempo prima di giudicarli: penso al jobs act.
    di altri possiamo invece dire già oggi che si tratta di fumo negli occhi: penso all’abolizione (non abolizione) delle province o del finanziamento pubblico ai partiti, per i quali ci era stata fatta una capa così all’epoca.
    di altri ancora, infine, possiamo prevedere che si tratta di riforme brutte e pasticciate: e penso a quelle istituzionali.

    ma la vera delusione è nella gestione del partito, all’insegna dell’incoerenza. il cambiamento di verso c’è stato sì, ma nei confronti delle promesse e di quel che veniva fatto credere appena un anno fa.
    la democrazia interna prima era fin troppa, ora chi osa criticare viene messo all’indice e insultato. i tanto deprecati caminetti tra bersani e d’alema sono stati sostituiti da caminetti tra renzi e verdini e, al di là del giudizio su quest’ultimo (e delle sue vicissitudini processuali), è un metodo intrinsecamente poco corretto. la pratica di candidare parlamentari ed europarlamentari ad altre cariche, inducendoli ad interrompere il loro mandato anzitempo non è stata rottamata, anzi. e le correnti? aveva promesso di rottamarle pure quelle, ma sono più vive che mai, a partire dalla sua.

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