Silenti perché stanchi

Solo il più bieco cinismo potrebbe rimanere insensibile dinanzi allo sfogo commosso di Livia Turco nello studio televisivo della trasmissione L’aria che tira, ieri su La7. C’era in quelle parole rotte dal groppo in gola prima del pianto, tutto il dolore, vero, per una storia che si vede finire e nella quale si è creduto e ancora si crede.

C’era invece dello spregevole senso di vittoria arrogante nell’espressione che, nel mentre, si disegnava sui volti del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, e dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, tronfi di quella vacuità che solo riempie coloro che gioiscono dei successi altrui, purché praticati a scapito dei nemici propri.

Di una sconfitta si tratta, certo, e di una storia che viene chiusa anche. Nelle parole della più volte parlamentare per il Pci, Pds, Ds e Pd, che ha attraverso tutta la vita recente della sinistra italiana, inoltre, questa fine pare un delitto. Ma se lo è, commesso da chi?

Perché in questo stanno i sorrisi beffardi di Belpietro e Alemanno: sanno che il pianto della Turco è dovuto non a loro, ma all’azione messa in campo e alle opere che sta compiendo la dirigenza del suo partito, possibili per le omissioni, non solo attuali, di altri suoi compagni.

Già. Ma se è così, lei potrebbe chiedersi perché a sinistra non ci si levi come un sol uomo a difenderla e difenderne le ragioni? Perché lì, a sinistra, non c’è rimasto più nessuno capace di difenderti, Livia. Da quando, da anni, avete deciso che andava combattuto il conflitto da quella parte per l’inseguimento del voto utile, a voi. Da quando, da anni, avete immaginato che il vostro progetto riguardasse solo alcuni, i più fidati, non quelli a cui dare fiducia, e con loro avete escluso gli altri e ora sono quelli a porre fine alla vostra storia, senza rimpianti, perché non era la propria. Da quando, da anni, avete iniziato a ignorare, zittire, tacciare di velleitarismo pericoloso le idee e le visioni che non prevedevano voi quali unici e soli interpreti e attori, dando credito a chi non vi metteva mai in discussione, perché voi eravate i dirigenti, e oggi non mette in discussione quelli che criminalizzano e spengono la tradizione in cui credevate, perché adesso questi sono i dirigenti.

Cara Livia, non mi dispiace tutto questo? Ovvio che mi dispiaccia. Sono anni che mi dispiace e sono anni che in molti si provava a spiegare che la strada per cui avete ceduto alla destra pur di non dovervi confrontare con chi avesse un altro pensiero di sinistra, o semplicemente un pensiero proprio, conduceva in fondo al buco in cui siamo finiti.

E ora? Francamente, non lo so. Capisco quelli che stanno in silenzio difronte a tutto ciò e comprendo chi non ha più la forza di parlare. E non riesco nemmeno condannare quanti non hanno nessuna voglia di difendere quello in cui avevano creduto, ma da cui sono stati messi ai margini, e che oggi vedono finire, rimanendo in disparte con sano cinismo. Per quanto mai possa essere sano il cinismo.

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