Una riforma al mese: a novembre, legge elettorale. Di nuovo

Ve la ricordate la riforma della legge elettorale? Come no, l’Italicum, frutto del Patto del Nazareno? L’hanno approvata alla Camera a marzo, appena insediatosi il nuovo Governo? Davvero l’avete dimenticata? E il timing mensile per le riforme? Scordato pure quello? E ma allora… Va bene, ricapitoliamo.

Renzi diventa presidente del Consiglio a febbraio e presenta il suo cronoprogramma: “farò una riforma al mese”. Subito quella costituzionale ed elettorale, poi quella del lavoro, ad aprile quella della pubblica amministrazione, a maggio del fisco, e così via. Ora, siccome nelle slide illustrative, le riforme contemplate non erano più di sette, otto al massimo, e anche contando la pausa estiva, il giro ricomincia. E così, nel vertice di maggioranza di ieri (sì, come quelli dei governi Dc), si è deciso di riformare la riforma della legge elettorale approvata a metà dal Parlamento. E meno male che c’è ancora il bicameralismo, altrimenti sarebbe già stata votata per intero.

Sarà perché il premier si avvicina al traguardo di durata raggiunto dal predecessore (mancano solamente una trentina di giorni dal numero di quelli che, appena eletto segretario, gli bastarono a certificare che: “la batteria del governo Letta era scarica, il motore si era spento. Abbiamo cercato di riavviarlo, però non era possibile”), ma credo che il capo del Governo voglia ora dare l’impressione della ripartenza.

Per carità, lo comprendo. E non fa niente se quella legge fu imposta, e difesa a spada tratta nella sua immodificabilità, alla Direzione del Pd, prima, e al Parlamento, poi, mentre oggi si scopre che, non solo era modificabile, ma che sarebbe opportuno farlo proprio abbassando le soglie di sbarramento fino al 3% per l’accesso alla rappresentanza, alzando al 40 quella per il raggiungimento del premio di maggioranza e aprendo alla possibilità di superare definitivamente le liste bloccate, che erano le cose che dicevano alcuni di quelli che venivano tacitati con forza quando valeva il principio: “zitto e vota, i nazarenici ti ascoltano”.

L’ipotesi che esce fuori dal vertice di maggioranza, è comunque migliorativa rispetto al patto con Berlusconi e Verdini, anche se non è il mio sistema preferito. Allora dovrei essere contento di questo compromesso? Sì e no. Sì perché, ripeto, l’Italicum nella versione votata alla Camera è peggio; no, perché ho il timore che nell’illustrazione delle riforme a uso del pubblico, qualcuno abbia spuntato la voce per l’effettuazione del ciclo continuo: poiché la cifra di questo Governo non è il foglio excel, quello che Renzi chiedeva a Letta, ma la presentazione in power point.

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