Le pesanti conseguenze della leggerezza

Cosa c’è di più moderno di un’azienda della scintillante Silicon Valley? Cosa si può immaginare di più al passo con i tempi dell’organizzazione interna di Facebook? Cosa può esserci di più contemporaneo delle relazioni industriali in un colosso come Apple? Nulla, almeno nell’immaginario collettivo. E, per molti versi, quelle realtà sono di quanto più vicino possa esserci alla concretizzazione dello Zeitgeist attuale.

Che cosa impone, infatti, questo spirito del tempo? Velocità, efficienza, competizione. Tutte parole fondamentali e fondanti nel vangelo gestionale e produttivo dell’industria informatica californiana. Un modello che è anche un campione, un esempio, probabilmente il migliore, di quello che è e sta diventando il fare impresa. E il ruolo che, in questo, è riservato all’individuo.

Il singolo, nel processo di produzione, riveste da sempre un aspetto marginale. Con lo sviluppo della tecnologia, però, si è passati dall’imprescindibilità dell’essere umano, quand’anche spesso inteso solo quale mero pezzo della macchina economica, alla sempre più totale superfluità. Destino simile è toccato ai corpi, prima intesi come parti, seppure soventemente passive, dell’organismo produttivo, ma pian piano divenuti sempre meno necessari, fino a esser visti come un freno all’espansione e alla piena realizzazione del sistema.

In quest’ottica, la decisione dei vertici di Facebook e Apple di pagare il congelamento degli ovuli alle loro dipendenti, in modo che possano occuparsi totalmente e solamente del lavoro e della loro carriera, rimandando il tempo per la maternità il più a lungo possibile, è emblematica. Al processo di velocizzazione delle relazioni economiche il corpo si oppone, fa resistenza? Ebbene, congeliamolo, mettiamolo da parte, non facciamoci rallentare dai suoi tempi e andiamo avanti. D’altronde, questo è il Mondo nuovo, come quello di Huxley, e i corpi e il loro re-esistere non fanno che comprometterne la piena e completa espressione.

La modernità è questa qui, quella che congela gli ovuli per rinviare le vite da vivere, per usare le parole di Luciano Gallino, ma anche quella che impone ritmi incompatibili con i tempi della vita, come accade sempre più spesso nelle industrie e come i definitori del Wcm, il World class manufacturing imposto dalla Fiat ai suoi dipendenti a partire da Pomigliano, spiegano in quelle pause ridotte da 20 a 10 minuti il senso ultimo dell’accanirsi contro il corpo dei lavoratori, ancor più delle lavoratrici.

Perché c’è anche un’ineludibile questione di genere che si nasconde dietro quella proposta delle due aziende americane: dire alle donne che possono concorrere in questo mercato quanto più si fanno uomini, quanto meno restano donne, quanto maggiormente riescono a rinviare il momento del loro divenire madri e delle altre forme di espressione fisica della loro femminilità che non siano quelle esclusivamente estetiche, sempre utili al percorso di assoggettamento nel processo consumistico dell’apparato dei desideri maschili, vendute e messe a valore quali semplici variabili economiche.

Altro che dimissioni in bianco, qui siamo al perfezionamento della tecnica di controllo sui corpi, con un controllore che chiede fedeltà e dedizione assoluta, al di là del proprio limite fisico, che spia nella vita e nei suoi aspetti più intimi e che, come il Panopticon di Jeremy Bentham, mira a sorvegliare, per eventualmente punire, volendo usare le immagini di Michel Foucault, o comunque per poter determinare e organizzare ogni aspetto della vita dei lavoratori, anche, se non soprattutto, al di fuori del loro lavoro.

E allora, benvenuti nel nuovo mondo, qualunque cosa voglia dire.

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