Basta con l’apartheid tra i parlamentari

Se fossi un senatore, a questo punto vorrei che il Governo, come ha lasciato intuire ieri Renzi, ponesse la questione di fiducia sulla legge delega per la riforma del mercato del lavoro anche a Montecitorio. Per parità di trattamento, per evitare che quelli del Senato appaiano come scolaretti a cui si può dire “vota così, e basta”, mentre alla Camera si possa addirittura entrare nel merito delle leggi da votare, e magari cambiarle. Non sarebbe equo, ecco.

D’altronde, però, pure se fossi deputato non mi dispiacerebbe che la fiducia venisse chiesta anche alla Camera. Perché, altrimenti, dovendo, alla fine e nei fatti, approvare lo stesso testo già licenziato da Palazzo Madama, non potrei nemmeno dire “sono stato costretto dalle circostanze; non potevamo sfiduciare il Governo e aprire una crisi al buio”, cosa che, invece, potrà sempre fare chi al Senato ha votato quella fiducia.

Bisogna uscire da questa vera disparità di trattamento potenziale fra i componenti delle due camere, è ora di dire basta all’apartheid fra i parlamentari, per una questione di giustizia, se non per considerazioni politiche.

Non si può continuare ad avere un sistema legislativo in cui ci siano deputati di serie A e senatori di serie B, nel quale ai primi venga concessa la possibilità di emendare nientemeno che i testi del Governo, mentre ai secondi sia imposto di votare una delega in bianco all’Esecutivo attraverso la richiesta della fiducia. Non è corretto.

E poi, non è bello che alcuni parlamentari possano girare i convegni in cui spiegheranno che “avremmo voluto cambiarla, ma…”, o che altri possano dire “noi non abbiamo votato a scatola chiusa, ma abbiamo analizzato e migliorato il testo, per quanto possibile”. O al contrario, che gli uni debbano temere di dover spiegare perché non l’han respinto pur potendo senza mettere a rischio tutto, e gli altri sopportare l’onta di dover chiarire una discussione a loro negata.

Insomma, la fiducia anche alla Camera restituirebbe pari dignità a entrambi i rami del Parlamento e renderebbe più chiara l’intera vicenda; anzi, chiarissima, praticamente, candida, bianca. Come la delega votata, appunto.

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