E voi, dov’eravate?

“Ho grande rispetto per i sindacati, ma dove erano negli anni in cui i diritti dei ragazzi venivano cancellati? Dov’erano quando siamo passati dal 7 al 13 % di disoccupazione? Non c’erano. Tornano in piazza ora? Bene! Viva! Che bello! Io nel frattempo non mollo e continuo a cercare di cambiare un Paese che ha bisogno di avere forse un po’ meno discorsi astratti e un po’ più proposte concrete come stiamo facendo noi”.

Torna sull’argomento principe della sua campagna contro le organizzazioni sindacali il presidente del Consiglio in un’intervista a Ballarò: “i sindacati sono stati assenti in questi anni, ora di che si lamentano. Adesso (col punto esclamativo, ovvio) tocca a noi, e andiamo avanti. E se le cose che vogliamo fare a loro non piacciono, a noi interessa poco”.

Un ragionamento curioso. Renzi, in pratica, dice ai sindacati che gli contestano un aumento della precarietà con i suoi provvedimenti: “dove siete stati quando gli altri creavano questa grossa mole di lavoro precario?”. E non si capisce, però, se li stia rimproverando dell’assenza o invitando ad assentarsi di nuovo, sempre che lo fossero prima, mentre lui fa sparire gli ultimi brandelli di stabilità, eliminando la necessità delle cause per i licenziamenti, dopo aver già tolto quella per il ricorso alla contrattualizzazione a tempo determinato.

Anche volendo dar per buone le ragione del premier, verrebbe da chiedere: e tu? Tu dov’eri? I tuoi ministri, i tuoi sostenitori, i tuoi compagni d’avventura, dov’erano? Io, per esempio, il 23 marzo del 2002, quando il governo Berlusconi voleva fare quello che sta per fare il tuo governo, ero a Roma a protestare. E ricordo tanti sindacalisti, e pure tanti politici che oggi stanno per approvare quel provvedimento che allora contestavano. Ma tu dov’eri?

Io solo quello potevo fare (oltre a non contribuire elettoralmente all’affermazione di chi quelle cose metteva in atto, cosa che mi ripropongo per il futuro), ma molti di quelli che oggi si spellano le mani per te che rimproveri ai sindacati di non esserci stati, no. Loro potevano fare molto di più. Potevano, ad esempio, non votare quelle leggi che hanno prodotto così tanta precarietà, che i lavoratori, e le loro organizzazioni, al massimo hanno subito, magari non sono stati in grado di contrastarla o di evitarla, ma di certo non l’hanno resa loro possibile. Ma tu dov’eri?

E dove sei adesso? Perché non estendi i diritti a quelli a cui sono stati “cancellati”? Perché non porti pure loro a livello di quelli che, tu dici, essere “i lavoratori di serie A”? Perché non cambi le leggi, come stai facendo, ma nell’altra direzione, quella che porta a dare tutele a chi non ne ha, non a vendere come fine dell’iniquità, la pratica di un egualitarismo realizzato sul gradino più basso?

Ah, è vero, che sbadato che sono: eri a creare la tua folgorante carriera politica, con la sprezzante scaltrezza di chi sa prendere i voti anche dai sindacati, per poi usarli contro di loro. Eri a costruire la tua rete di relazioni importanti, e anche a imbonirti quelli che potevano servirti come masse per la battaglia finale nella scalata al potere, cosa, quest’ultima che farai ancora.

Come dici tu: “Quando la Cgil sarà in piazza, mi pare abbiano detto il 25 ottobre, noi saremo a fare la Leopolda. Ci hanno anche risolto il problema di chi fa la manifestazione contro”.

Non offenderti se alcuni non ci saranno, né ad applaudirti alla Leopolda, né a sostenere i leopoldini nelle urne: non vorremmo mai offenderti con la nostra presenza “antica”, e soprattutto, cercheremo di risolverti il “problema” della “manifestazione contro”.

E poi, sinceramente, hai ragione: noi non ti serviamo affatto, perché ostinarci a darti una mano. L’hai detto più volte che a te interessa rivolgerti ai delusi del centrodestra.  Alcuni di noi, semplicemente, per quanto delusi, del centrodestra non lo sono mai stati.

Infine, a quelli che ora sono con te pensando che noi siamo con loro, vogliamo solo dire di non prendersela se lì non ci troveranno quando dovessero ricordarsi di cercarci; compagni, se non v’offendete a essere ancora chiamati così, non è che ce ne siamo andati, è che avete #sbagliatoverso.

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