Se vi daranno il Tfr in busta paga, mettetelo da parte

Allo studio del Governo, sembra ci sia un provvedimento per dare in busta paga ai lavoratori la quota del proprio Tfr maturata mensilmente. Una manovra per aumentare il salario dei dipendenti con i loro stessi soldi, magari rosicchiando loro anche una differenza peggiorativa in termini di tassazione.

Ma al netto di queste osservazioni, tendenzialmente sono favorevole. Per la mia inguaribile natura cafona, che preferisce i soldi pochi, maledetti e subito, e perché sempre quella natura e l’esperienza maturata m’hanno insegnato, e continuano a farlo tutti i giorni, che dei pagherò, puree se fatti sui soldi tuoi, è meglio non fidarsi e assicurarsi il malloppo.

Intascati quelli, se e quando sarà mai così, il consiglio personale è: non spendeteli e metteteli da parte. Come il noto politico imitato dal bravo comico, ve lo dico da amico. Il futuro è quello di pensioni miserrime, l’avvenire è fatto di padroni che potranno licenziarvi a piacere senza obbligo di reintegra, il domani ha i colori della precarietà senza più possibilità di inversione. Se non ci pensate voi a voi stessi, nessuno verrà a salvarvi.

Il modello americano che vi stanno prospettando è quello in cui si spende ciò che si ha, nella convinzione che le cose andranno sempre meglio, e che tutti ci arricchiremo. Però è proprio quel modello che ha fatto sì che i lavoratori meglio pagati del mondo finissero in miseria appena pochi mesi dopo aver perso il lavoro, proprio perché avevano speso tutto quello che avevano, e anche di più.

Mentre vi venderanno le immagini dei vincenti, voi comprerete la dura realtà di quelli che non è detto che debbano farcela per forza, e che ogni giorno mettono in conto la possibilità di perdere e perdersi.

Quindi, di nuovo, ve lo dico da amico: pensate al futuro, ma al vostro. Il modello che mira ad allevare consumatori in batteria, avvantaggia solo il modello stesso, e non favorisce mai i consumatori. Li sfrutta, e dopo averli sfruttati, li sostituisce con altri, senza nemmeno accorgersene. Loro, però, se ne accorgono eccome.

Non c’è salvezza? Tutt’altro. C’è la salvezza dell’argine, della riva del fiume su cui spostarsi per non esser travolti dalla corrente. Nessuna rivoluzione eclatante, nessuna lotta, nessuna guerra dichiarata e aperta al potere. Semplicemente, come Bartleby, una rinuncia gentile ed elegante all’invito a consumare: preferirei di no.

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