L’esercito di riserva

L’esercito industriale di riserva era per Karl Marx (Il Capitale, libro I, sez. VII, cap. 23.3, per chi avesse voglia di perdere tempo con i testi classici) la massa dei disoccupati che consentiva di alimentare, all’interno del sistema capitalistico, la concorrenza fra gli operai e garantire bassi livelli salariali, calmierando le eventuali rivendicazioni in termini di aumenti o diritti.

Il Moro di Treviri aveva mutuato la definizione dal linguaggio marziale proprio per sottolineare come la disoccupazione, per i capitalisti, fosse un’arma efficace per proteggere il loro profitto e la quota di plusvalore di cui potevano appropriarsi a scapito di chi lavora, attraverso la determinazione di una sorta di sovrappopolazione relativa di lavoratori, perfettamente funzionale all’organizzazione dell’economia capitalistica.

Ecco, frasi quali “in un momento di crisi per tutti, fare sciopero perché non ti danno l’aumento quando ci sono milioni di disoccupati, è ingiusto”, come alcuni giornali attribuiscono a Renzi e come spesso sentiamo nel parlare comune dei discorsi da bar o leggiamo negli editoriali di molti giornali importanti a proposito dello sciopero minacciato dai sindacati di polizia, mi ricordano molto da vicino il lavoro di costruzione dell’esercito industriale di riserva.

Certo, chi ha un lavoro sta meglio di chi non ce l’ha. Se poi questo è sicuro, come un posto nelle forze dell’ordine, ancora di più. Ma il concetto per cui se “hai un lavoro mentre ci sono disoccupati, sei già un privilegiato, di cosa ti lamenti?”, è preoccupante, perché mette contro fra di loro occupati e senza lavoro.

Ai primi, sembra dire: “queste sono le condizioni, se non vi piacciono, là fuori è pieno di gente pronta a sostituirvi”. Ai secondi, invece: “la vostra condizione è anche la conseguenza del benessere di quelli che un lavoro ce l’hanno e non intendono rinunciare a nessun privilegio”. Un combinato disposto pericoloso, soprattutto se poi, nel caso di poliziotti e inoccupati, si mandano gli uni a contenere le manifestazioni di protesta degli altri.

Però, ex malo bonum. Questa continua aggressione da parte del potere economico e politico (e la circostanza per cui muova proprio dal Governo, la dice lunga sulla natura di quest’ultimo) verso chi lavora e quelli che vorrebbero farlo, rende manifesto e chiaro che per chi ha il comando sulle istituzioni dell’economia e della politica, la disoccupazione, tutto sommato, non è poi un dramma, specialmente perché le rivendicazioni degli uni e le richieste degli altri paiono di ordine miserrimo rispetto alle entrate e disponibilità di potenti e governanti.

Chissà che cosa accadrebbe, se i due eserciti, quello effettivo e quello di riserva, smettessero di considerarsi opposti schieramenti, ma parti di un un unico corpo sociale, in grado di organizzarsi per il comune interesse e contro chi, dalla loro divisione e contrapposizione, ha tutto da guadagnare.

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