È stato lui

Una maestra, ormai in pensione, mi raccontava spesso la storia di un suo alunno che, per qualsiasi marachella o mancanza, aveva sempre la scusa pronta e il responsabile da additare.

Era divenuta così proverbiale questa sua capacità nello scaricabarile al punto da diffondersi la convinzione che, per le sue colpe, quel bambino avrebbe accusato anche il nulla, se questo fosse stato un concetto concepibile alla sua età.

E in un certo senso, una volta lo fece davvero. Rimproverato dall’insegnante per una delle molte piccole malefatte, non vedendo nessun amichetto nel corridoio che gli si apriva dinnanzi e sul cui fondo si trovava schiacciato dallo sguardo della docente, girò il braccio dietro di sé e col dito puntò la sola cosa che aveva alle spalle: il muro. “È stato lui”, disse quasi con le lacrime agli occhi, strappando un sorriso, per quella scena, alla ormai disarmata maestra.

M’è tornata in mente questa storia leggendo i commenti dei renziani avventisti della prima ora e dei renzisti avventantisi sul suo carro nell’ultima, alle critiche mosse proprio a Renzi da D’Alema.

Ora, quando parla Baffino, uno crederebbe che abbia un secondo fine anche se affermasse una banalità ovvia e scontata. E molto probabilmente non sbaglierebbe a pensarlo. Se però dice che il Governo è veloce solo negli annunci, non gli si può rispondere: “taci tu, che per vent’anni non hai combinato nulla di buono”. Perché anche in quelli che la pensano così, e sono molti, potrebbe nascere il dubbio e chiedersi: “lui non ha fatto nulla di buono, ma voi? In cosa differite? Se fosse stato solamente per non essere peggiori di lui, non avremmo mica approvato la vostra presa del governo con un manovra di palazzo, alla D’Alema, per intenderci, dandovi fiducia col voto purché faceste qualcosa di buono e subito”.

Perché vedete, cari renzisti e renziani, vedi, caro Matteo, di questo non darvi e darti tregua, la colpa è vostra, è tua. Certo sei giovane, ma non come quel bambino che indicò il muro, non puoi dire “è stato lui”, semplicemente perché “sei stato tu”.

Sei stato tu a dirci che il tempo trascorso da Letta al governo era stato molto e sprecato dall’assenza di risultati; ora che al tuo mancano poche settimane per raggiungere il suo, non puoi dire che è poco e chiederne più di quanto avresti mai concesso ad altri.

Sei stato tu a spiegare che i politici si giudicano dai traguardi che raggiungono, non dalle scuse che adducono; non puoi ora cercare appigli là dove gli altri inchiodavi, nel lamento berlusconiano sul bicameralismo limitante o nella considerazione, montiana e lettiana, di un’eccessiva eterogeneità della coalizione a sostegno dell’Esecutivo.

Sei stato tu a porre la velocità del responso come metro di giudizio; non puoi oggi invocare tempo mentre per chi ti precedeva evocavi rottamazione. Anche perché, del tempo che chiedi non tutti dispongono, per questo ti è stato prestato quel 40,8%: per dare risposte subito, come tu dicevi di volere e poter fare.

La crisi, le difficoltà di bilancio, la complicatezza delle situazioni, sono cose che già c’erano e conoscevi prima di prometterne soluzioni rapide. Adesso tu sei lì, e da quando ci sei, non un indice reale è migliorato. Se su questo alcuni provano a giudicarti nei tempi e nei modi che tu hai usato con chi ti ha preceduto, perché ti stupisci? Gliel’hai insegnato tu.

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