Alla ricerca del nemico perduto

Dal primo settembre, permessi e distacchi sindacali per i dipendenti pubblici saranno ridotti della metà. A stabilirlo è una circolare firmata dal ministro Marianna Madia in esecuzione del decreto di riforma della Pubblica Amministrazione licenziata dall’esecutivo e già approvata dal Parlamento.

La misura, chiaramente e come non mancano di ricordare gli autori, è volta al contenimento della spesa e alla riduzione degli sprechi. E se c’è crisi, cosa è mai meglio di un provvedimento capace di alleggerire i conti dello Stato? Quindi, evviva il Governo Renzi.

E poi, la ministra ha ragione: basta con gli sprechi dei sindacati. In effetti, secondo quella circolare, a essere “spreco” erano almeno la metà dei permessi e dei distacchi sindacali. Ora, io di distaccati ne conosco un bel po’, e almeno un paio di loro sono, apparentemente, ferventi renziani: chissà chi dei due si considera uno spreco e uno sperpero di denaro pubblico alla faccia dei cittadini che lavorano e pagano le tasse.

Perché, in fondo, è questo che dice quella circolare: il 50% delle “prerogative sindacali” sono un lusso di casta che non possiamo più permetterci. Mi chiedo, allora, se possiamo ancora consentirci di sostenere l’intero sistema sindacale attraverso le altre concessioni pubbliche o accordi redditizi per le organizzazioni, come ad esempio quello che consente loro di istituire dei Caf presso le loro sedi, o se non siano tutti sperperi insostenibili e danni alla concorrenze a agli altri operatori fiscali, come i commercialisti, per dire.

Inoltre, i sindacati hanno poco da protestare. Perché sanno da tempo come la pensano in proposito Renzi, i suoi ministri e, con ogni evidenzia, tutti quelli che alla Camera e al Senato lo sostengono, e perché anche loro, tutto sommato, lo hanno appoggiato, dandogli la forza che oggi ha per fare le sue riforme; adesso che fanno: si lamentano che lui le tenti davvero? Non è coerente.

Avanti così, Matteo, un nemico al giorno da sconfiggere. E se non lo trovi, fai come stai facendo: inventatelo. Se mi permetti l’ardire, provo a darti qualche coordinata per gli obiettivi delle tue cannonate scagliate a furor di popolo e a favor di pubblico.

Continuando sulla lotta ai privilegi: non credi che sia tempo di usare l’artiglieria pesante contro tutti quelli dei parlamentari? Lasciamo perdere per una volta i senatori, ai quali già hai fatto dire con il proprio voto che oltre i due terzi di loro sono inutili e che dal prossimo giro saranno sostituiti dai quei boy scouts dei consiglieri regionali, che avranno a disposizione solo i rimborsi (e noi sappiamo quanto siano morigerati nell’uso di questo istituto), e guardiamo ai deputati: non è un lusso eccessivo la possibilità di aspettativa per gli eletti? E il diritto alla conservazione del posto di lavoro? Con tutta la disoccupazione che c’è in giro? Se uno vuol fare il parlamentare, lasci spazio ad altri: è pur sempre una sua scelta libera. Inoltre: ti sembra confacente allo stato del Paese il loro trattamento economico? Se non hai piena percezione di quali e quante siano tutte quelle voci, chiedi alla Madia, lei di sicuro le conosce: sono anni che le percepisce.

Chiedile che che senso abbia la “diaria”? Cioè, uno prende già prende più di cinquemila euro netti di indennità per farsi chiamare “onorevole” e poi gliene danno altri 3.500, sempre netti, per farlo andare a Montecitorio? Come se un lavoratore prendesse il salario per farsi chiamare “operaio” e poi un altro stipendio per recarsi tutte le mattine in fabbrica.

E ancora, 3-4 mila euro ogni tre mesi di rimborso per spese di viaggio? Ma se non pagano treni, aerei e autostrade? Cos’è, i tassisti che li portano da Fiumicino a via del Corso li trattano peggio dei turisti giapponesi? E altri 3.700 euro di rimborso spese per l’esercizio di mandato, di cui il 50% a forfait? Vale a dire più di mille e ottocento euro senza nessuna spiegazione? Tre volte il guadagno di un operatore di call center? E…

Visto quanto è facile? Ma mi chiedo che senso abbia tutto ciò. Che senso abbia la continua ricerca di un avversario da indicare al pubblico ludibrio. Anzi, quasi come avviene nei totalitarismi, la ricerca del nemico perduto, dato che nessuno lo è più apertamente, a cui addossare tutto il peso e la personificazione del male da abbattere per conquistare la pienezza del potere, dimenticando che, se si è al governo, quel potere lo si è già preso; si tratta di usarlo.

Se ne si è capaci e se si sa cosa farne, naturalmente.

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