Le regole per gli altri

Quindi la “ghigliottina” non era un caso, non era un’eccezione, ma la norma di questa legislatura. A gennaio alla Camera, oggi al Senato. Almeno, imponendola a Palazzo Madama, i senatori non ci hanno deliziato con canti partigiani. Che poi, quell’aula rossa e vellutata, a che cosa serve?

Ma sì, aboliamolo pure questo Senato. O meglio, come prevede l’indirizzo del Governo e la volontà della maggioranza, lasciamolo lì, ma aboliamo il diritto dei cittadini a sceglierne i componenti. L’importante è che questi non siano pagati con delle indennità fisse (i rimborsi sì, ma si sa, con quelli è difficile arricchirsi, giusto?). E, soprattutto, che non votino la fiducia agli esecutivi e non intervengano sulle norme di bilancio: per quello, basta e avanza la Camera.

E anche questa, mi raccomando, che sia eletta con liste bloccate, decise dai segretari di partito. E con la possibilità di candidature multiple, certo, almeno otto, e meccanismi opzionali per la scelta del collegio d’elezione. Così chi vota non saprà mai chi beneficerà davvero del suo voto.

Poi mettiamo una bella soglia di sbarramento, alta, mi raccomando, che tenga fuori i partiti e le coalizioni non allineate con i maggiori, almeno dell’8 o 12 per cento. Così come, non dimenticatevi un premio di maggioranza del 15%, da dare a chi centra il 37.

Altrettanto importante, dopo, sarà affinare i sistemi per ridurre al minimo le discussioni in Parlamento (che si chiama così non perché lì si dovrebbe discutere, ma giusto perché un nome dovevano pur darglielo, no?), come quello della “ghigliottina” o quello di prevedere una corsia preferenziale per la conversione in legge dei decreti del Governo, come già si scorge nelle dinamiche riformatrici del piè veloce Renzi. E perché no, diamo anche al presidente del Consiglio la possibilità di nominare (e revocare) i ministri.

Sto esagerando? Non tanto, direi. La riforma del Senato proposta dal Governo Renzi e l’Italicum, nella lettura già approvata dalla Camera, prevedono alcune di quelle cose, e le altre sono ormai argomento diffuso in molte delle discussioni sul tema. Tanto è vero che Bersani, commendando il combinato disposto fra le due, ha parlato diroba che va bene in Sud America”, che, come dire, non è proprio una certificazione di liberalismo democratico.

Sarebbe il caso di fermarsi a riflettere su tutto quello che si sta facendo, e non pensare che le regole siano solo per gli altri. Correre per fare in fretta le cose può non essere la migliore garanzia che si stiano facendo le cose giuste. Come ammoniva Jon Elster, una Costituzione “è quella cosa che ci si dà quando si è sobri per poterla utilizzare nel momento in cui si è ubriachi”, secondo la strategia per cui è il Pietro lucido che vincola il Pietro alterato, un po’ come Ulisse quando detta le regole di navigazione, tappa le orecchie ai marinai e si fa legare all’albero della nave prima che il canto delle sirene (le lusinghe del potere?) lo inebri. Ché dopo, può essere troppo tardi. O semplicemente, se non si vuol dar credito a filosofi norvegesi e miti greci, seguendo il vecchio adagio che imputa alla frettolosità della gatta la colpa per la cecità dei gattini.

Perché le regole, una volta definite, valgono per tutti e in ogni possibile combinazione. Quelli che vogliono un premier più forte, decisivo e incisivo nelle dinamiche della democrazia, al quale bisogna garantire maggiori strumenti e poteri, si chiedono mai cosa succederebbe se ad appropriarsi di quegli strumenti e di quei poteri fosse qualcuno in grado di usarli in modo sconsiderato? Quelli che guardano a modelli forti, tipo quello francese nato con il gaullismo e la V Repubblica (e che Mitterand non esitò a definire un “colpo di Stato permanente”), capace di tacitare le minoranze imponendo a maggioranza, ottenuta con tanto di premio, gli indirizzi del Governo, si chiedono cosa succederebbe se quel Governo fosse composto da persone che avessero poco a cuore le ragioni della democrazia formale e sostanziale? Quelli che oggi vorrebbero dare al presidente del Consiglio la possibilità mettere in atto le proprie proposte senza la necessità di mediare continuamente in Parlamento e con le opposizioni, si chiedono mai cosa potrebbe accadere se le elezioni fossero vinte da quelli contro i quali intonano Bella ciao?

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