Le coperture elastiche

Nel novembre dello scorso anno, Stefano Fassina, all’epoca viceministro dell’Economia, commentando la proposta del M5S di istituire un reddito minimo di cittadinanza, disse: “da Grillo solo balle, mancano le coperture“. Oggi, a meno di cinque mesi da allora, lo stesso Fassina dice: “Renzi tagli l’Irpef senza coperture“.

Per carità, forse, secondo i calcoli di Fassina, un reddito minimo di cittadinanza per chi non ha altre entrate o non arriva a 600 euro al mese è più oneroso per le casse dello Stato e produce effetti più modesti sull’economia degli 80 euro in busta paga a chi un reddito ce l’ha già. O forse (e i maligni propendono per questa ipotesi), lo dice solo oggi che, non essendo più il numero due di via XX Settembre, può esibire a parole il coraggio che appena qualche mese fa non ha dimostrato con gli atti.

Fatto sta che il giovane economista (perché lo è, giusto?) e importante esponente della sinistra del Pd apre a un ragionamento diverso e opposto rispetto a quello seguito dagli ultimi governi e dai partiti che li hanno sostenuti. Fassina, in estrema sintesi, dice che si possono sforare i vincoli di bilancio e finanziare la crescita in debito.

Ed è una posizione legittima e tutt’altro che assurda. Chissà, però, se anche altri pensano che si possa fare come lui dice. Chissà se lo pensano, ad esempio, coloro che hanno sostenuto l’austerity e le misure di correzione del debito, addirittura prevedendo che i parametri del fiscal compact fossero inseriti nella Costituzione, come poi è stato fatto con il voto quasi unanime del Parlamento nella passata legislatura.  Chissà se lo pensano quelli che ci ammorbavano con la storia che “tutti gli italiani, neonati compresi, hanno un debito di qualche decina di migliaia di euro sulla testa”, che se non si riduceva in 20 anni la parte eccedente il 60 per cento nel rapporto col Pil sarebbe stato pianto e stridore di denti, che la stabilità e la sicurezza dei conti erano l’unico vangelo a cui assoggettare la religione del nostro tempo.

Perché se oggi si afferma il Front National di Marie Le Pen alle amministrative francesi e minaccia di fare altrettanto nelle europee d’Oltralpe, se oggi gli euro scettici rischiano di essere una percentuale significativa in tutto il continente, se oggi scopriamo che, in Italia, il movimento di Grillo supera nei sondaggi Forza Italia (a febbraio aveva già superato alle elezioni il Pdl e, contando solo i voti espressi sul territorio nazionale, era risultato il partito più votato in Italia, ma sembra che solo ora ce ne accorgiamo), è proprio perché quelle politiche sono state seguite, sostenute e votate.

Quindi, delle due l’una: o le politiche imposte dall’UE a tutti gli Stati erano necessarie, perché non c’erano alternative, perché altrimenti sarebbe stato il baratro e perché non si potevano varare misure e provvedimenti aumentando il debito, oppure quelle scelte erano quanto di più sbagliato si potesse attuare e il ciglio del burrone su cui ci troviamo è il punto in cui ci hanno portato proprio seguendo quelle strade e, quindi, le misure in assenza di copertura finanziaria si possono e si potevano fare.

Però, in questa visione elastica del concetto di copertura, a me un dubbio rimane: che il mutare attuale delle opinioni sulle politiche da seguire sia dovuto a una considerazione molto più “terra, terra”, se così si può dire. E cioè, che a sostegno di questo cambio di idee, repentino quanto stupefacente, non ci siano alte e ponderate valutazioni politiche, ma più basse e semplici motivazioni elettorali.

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