La difficoltà di seguire una scienza inquieta

«Quando un uomo giunge alla convinzione fondamentale che a lui devono essere impartiti ordini, diventa “credente”; inversamente, si potrebbe pensare un piacere e un’energia dell’autodeterminazione, una libertà del volere, in cui uno spirito prende congedo da ogni fede, da ogni desiderio di certezza, adusato come è a sapersi tenere su corde leggere e su leggere possibilità, a danzare perfino sugli abissi. Un tale spirito sarebbe lo spirito libero par excellence».

Così Friedrich Nietzsche, nell’aforisma 347 della Gaia Scienza, dove la sua filosofia spicca il volo dalla tradizione che l’ha preceduta, e spiega le ali vero l’Übermensch, libero da tutte le costruzioni e gli ostacoli, e capace, appunto, di danzare perfino sugli abissi, con l’unico sostegno di deboli funi di possibilità infinite. Nel mezzo, tra il credente vinto dalla necessità di un ordine per muoversi e lo spirito libero, capace d’andar ovunque, ci sono tutti gli altri. Quelli per cui le costruzioni e gli ostacoli non sono solo metaforici, e quelli che, più che ordini, vorrebbero avere almeno indicazioni di massima, obiettivi e tempistiche su cui indirizzarsi e contare. Invece, a un anno dall’arrivo della pandemia e della paura che si porta dietro, ci si ritrova ancora qui, a rivivere, in un ritorno, se non eterno, sicuramente preoccupante, quanto già visto e vissuto.

Non so darli io, quei tempi e quegli obiettivi, ma mi piacerebbe che qualcuno potesse farlo. A ogni annuncio e definizione del percorso, quasi ci si divertisse nel creare la suspence necessaria allo svolgimento d’un film, fa da contraltare la cattiva notizia artatamente enfatizzata. E sembra di scorgere un metodo, in questa coincidenza, ordito da sacerdoti e custodi d’una scienza inquieta.

Il risultato, è un tessuto sociale e umano sempre più sfibrato.

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